mercoledì 28 ottobre 2009

Momo - ovvero L'arcana storia dei ladri di tempo e della bambina che restituì agli uomini il tempo trafugato

Manco da parecchio sul blog!
Chiedo venia.
Non voglio trovare scusanti, ma è un periodo molto impegnato per me: tra le lezioni del secondo anno della specialistica in Comunicazione & Editoria all'università, il tirocinio presso la webradio universitaria RBG (se vi va, ascoltatemi con Internet ogni venerdì dalle 11e30 alle 12 con la mia rubrica Rock Spotlight, ovvero i riflettori puntati sulla scena musicale rock internazionale e nazionale. Ovviamente ci sono molte altre trasmissioni e rubriche che meritano un ascolto!), il corso di fotografia, gli allenamenti di basket e le ripetizioni, faccio veramente fatica a trovare del tempo per me. E quando lo trovo, molte volte mi addormento :P
Che disastro!

Non ho smesso in tutto questo tempo di leggere, ovviamente, anche se la precedenza rimane ai testi in programma per i diversi esami universitari che dovrò sostenere a gennaio e febbraio.
Tra i libri letti per mio personale piacere c'è Momo di Michael Ende.


Io l'ho definito un invito a dedicare più tempo al tempo.
"Vedi, Momo, è così: certe volte si ha davanti una strada lunghissima. Si crede che è troppo lunga, che mai si potrà finire, uno pensa." Guardò un po' in avanti davanti a sé e poi proseguì: "E allora si comincia a fare in fretta. E ogni volta che alzi gli occhi vedi che la strada non è diventata di meno. E ti sforzi ancora di più e ti viene la paura e alla fine resti senza fiato... e non ce la fai più.... e la strada sta sempre là davanti. Non è così che si deve fare." Pensò ancora un poso e poi seguitò: "Non si può mai pensare alla strada tutta in una volta, tutta intera capisci? Si deve soltanto pensare al prossimo passo, al prossimo respiro, al prossimo colpo di scopa. Sempre soltanto al gesto che viene dopo. Allora c'è soddisfazione; questo è importante perché allora si fa bene il lavoro. Così deve essere. E di colpo uno si accorge che, passo dopo passo, ha fatto tutta la strada. Non si sa come.... e non si è senza respiro. Questo è importante."
Momo non è semplicemente una bella favola. Come ho letto da qualche parte è un racconto senza età e per ogni età. Dietro la narrazione della fantastica avventura vissuta da Momo, una deliziosa bambina dotata della grande capacità di saper ascoltare gli altri, si cela una forte critica alla società moderna.
Una società dominata da un imperante e sfrenato consumismo, che ci spinge a forsennati ritmi lavorativi con l'obiettivo di disporre di maggiori quantità di denaro e di poterci così permettere ogni lusso. Vietato perdere tempo quindi, perché ogni ora, ogni minuto, ogni secondo deve essere ottimizzato e sfruttato per lavorare, per produrre, per inseguire l'illusione che il lusso possa rendere veramente felici. Ma così facendo gli uomini, completamente devoti al loro obiettivo materialista, non si rendono conto della spersonalizzazione perpetrata nei loro confronti da questo modello economico aberrante. Non hanno più tempo da dedicare a se stessi, agli amici, ai propri cari.
Come i Signori grigi del romanzo, le persone spesso si muovono frettolosamente per le città con il volto cinereo, arrabbiati, senza un minuto da perdere e pronti all'insulto nei confronti di chi glielo può far perdere. Che vita vuota e frenetica è la loro!
La speranza è che le persone riescano a conservare la Momo che c'è in loro e ad essere sempre disponibili e felici di donare il proprio tempo agli altri.

Grazie alla mia amica cAte per il prestito!

Vi auguro buona notte!
Io mi dedico alla preparazione del materiale per la seconda puntata della mia rubrica radiofonica e poi, finalmente, le meritate nanne!

domenica 13 settembre 2009

Chapeau all'articolo di Alessandra Comazzi


Che tragedia, la donna in televisione.
Esaltate dall'estate, le donne in tv sono: o giovanissime e seduttive con gambe, sederi e tette di fuori. O, nell'ordine: portano la dentiera; vanno troppo al gabinetto e quindi gli serve qualcosa che freni; ci vanno troppo poco e devono ritrovare la naturale regolarità.
Decidono di fare tanta pipì per depurarsi, ma, come cominciano ad avere un po' più di quarant'anni, la pipì se la fanno addossso e urge risolvere il problema dell'odore in ascensore. L'odore perseguita, e piomba sotto le ascelle: se le signore vogliono piacere devono trovare un prodotto che non faccia sudare (quindi contro natura) e non le pianti in asso durante la giornata. Gli uomini possono al massimo patire un gentile mal di testa, ma passa in un moment. Una volta avevano mal di schiena: ora, con l'emancipazione, lo hanno lasciato alle femmine.

Di nuovo: che sta succedendo?
E' vero che il 60 per cento del pubblico tv è femminile, però è vero nello stesso tempo che le donne sono le maggiori responsabili di acquisto. Se la fanno addosso solo loro? Non pensano alle incontinenze maritali? Ah, già, gli uomini sono sempre virili, l'esempio viene dall'alto. Mentre le ragazze, per apparire emancipate, si devono porre come oggetto del desiderio o come consapevoli impiastri. Anche quelle visibilmente intelligenti, non mostrano al video il vero volto, bensì una maschera, tirati tu che mi tiro anch'io. E' come se le donne vere stessero scomparendo dalla tv, sostituite da una loro rappresentazione grottesca, volgare, grondante fisicità.
Una «machera» esuberante, ma pure puzzolente.

sabato 12 settembre 2009

Lorella Zanardo: «Blog e mail: mezz'ora di protesta ogni giorno per riprenderci la voce»

di Edoardo Novella

«Lavoriamo, più di prima. In famiglia contiamo e decidiamo, più di prima. La famiglia stessa la “reggiamo” più di prima, più dei nostri uomini. Ed è – paradossalmente - questo nostro fare “privato” totale, senza pausa, che ci condanna al silenzio pubblico». Lorella Zanardo è l’inventrice di un piccolo fenomeno che si chiama Il corpo delle donne, un documentario dedicato all’uso pubblico della rappresentazione e della realtà femminile. Fatto in gran parte di spezzoni di programmi tv che raccontano semplicemente quello che già sappiamo, che già abbiamo visto. Ma di cui forse non ci siamo resi conto. Veline, stringendo un po’. Il documentario è online, tradotto in inglese, spagnolo e portoghese. Poi c’è il blog, www.ilcorpodelledonne.net: 240mila contatti. «Roba che ha interessato già il Nyt, l’Independent, l’Herald Tribune e - la prossima settimana – la Bbc» spiega la Zanardo. Che riprende il tema lanciato da l’Unità proprio sul silenzio delle donne. «Il fatto è che siamo impotenti. È come se il prezzo che stiamo pagando per il nostro essere attive dal punto di vista del reddito e della responsabilità nelle nostre case sia il non avere voce. E da questo punto di vista il fattore tempo è decisivo. Siamo iperimpegnate,siamo quelle che in Europa lavorano di più ma che hanno la minor assistenza in fatto di asili, sostegno per gli anziani. Per non dire dello scarso aiuto dei propri compagni. E poi la politica... ».

Sempre colpa della politica...

«Alle donne questa politica svuotata di significato non interessa, perchè non riguarda le cose. In realtà moltissime di noi sono in attesa di poter fare, stiamo scavando... ».

Nel documentario avete sottolineato soprattutto l’umiliazione mediatica del corpo femminile: la donna-oggetto. Ma non esiste anche un uso consapevole del corpo-oggetto, che sa stare nel gioco non come vittima?
«Distinguerei. Le ragazzine sono umiliate, costrette a esibire la loro succube giovinezza, ma molte donne televisive adulte replicano all’eccesso i ruoli maschili. Una specie di misoginia delle donne contro altre donne. Il punto che è la tv ha imposto un modello femminile a varietà zero. È in grado ormai di produrre cloni che troviamo in strada, comunemente, un numero infinito di Noemi. In questi ultimi 25 anni la tv commerciale è stata l’unico vero educatore perchè né la scuola né tutte le famiglie hanno saputo essere sostegno vero ai giovani. Cosa potevamo aspettarci? La tv ha le sue colpe, ma la domanda è: dove sono gli adulti?».

E l’altra domanda è: che fare? Sul blog ricevete moltissime richieste di un’azione concreta, ma in cosa si potrà esprimere? Ha senso la risposta “torniamo in piazza”?
«Ancora non lo sappiamo. Noto una cosa: siamo in regime di supplenza. Dov’è la politica? Certo che cose da fare ce ne sono. Intanto dico: prendiamoci tutte mezz’ora al giorno per protestare. Mettiamolo come appuntamento nelle nostre agende: inviamo e-mail a Mediaset e Rai per dire che non vogliamo zoomate ginecologiche sulla Belen di turno, scriviamo all’Acqua Rocchetta che il suo spot è offensivo. Dall’altra parte noi de Il corpo delle donne stiamo rinforzando il livello di consapevolezza. Dopo il documentario stiamo preparando un dossier su pubblicità e trasmissioni tv che veicolano messaggi umilianti e degradanti per le donne e sulle donne. Poi stiamo iniziando una collaborazione con gli insegnanti per portare nelle classi una “guida” sui “nuovi occhi per guardare la tv”. Per scrollare la patina di “normalità” con cui si assiste a certi programmi».

Quanto pesa sulla difficoltà di “agire pubblicamente” la battaglia persa nel referendum sulla fecondazione? In fin dei conti più nel “corpo delle donne” che non l’obbligo di impianto di 3 embrioni...
«Certo che quello è stato un momento centrale. Ci ha detto che la politica non parla alle donne nemmeno quando è fatta dalle donne, non sa tradurre in linguaggio chiaro la posta in gioco».

Sul vostro blog molti messaggi sono di uomini. Che provano a loro modo ad uscire dal silenzio. Crede sia un’alleanza necessaria?
«Sì. È con loro che dobbiamo rompere l’equazione “questione femminile”-“ questione di genere”. La nostra voce per una vera dignità, per un vero riconoscimento sociale e politico non è la richiesta di una “parte”. Vogliamo diritti che è la Costituzione a prevedere. In Norvegia il ministro delle Pari opportunità è un uomo. Chiaro no?».

31 agosto 2009


Ho voluto riproporre interamente l'intervista a Lorella Zanardo comparsa sul quotidiano L'Unità perché l'argomento dello sfruttamento e della ridicolarizzazione del corpo delle donne in televisione mi sta sempre più a cuore e sono diventata molto intollerante nei confronti degli innumerevoli modi con cui vengono calpestati la dignità e i diritti delle donne (spesso con il consenso delle donne stesse purtroppo).

Credo che grazie a Lorella Zanardo e a Marco Malfi Chindemi, autori del documentario Il corpo delle donne, si stia movendo qualcosa.
Grazie al loro lavoro sta aumentando la consapevolezza dell'orrore proposto ogni giorno dalla TV italiana e presto verranno gli strumenti per combattere insieme, in un movimento unitario e compatto, lo scempio perpetrato nei confronti del corpo delle donne.

domenica 9 agosto 2009

Nagasaki, 64 anni dopo


Noi, in quanto essere umani, abbiamo 2 strade di fronte a noi ora: mentre una strada ci può condurre ad un mondo senza armi nucleari, l'altra ci porterà verso l'annientamento, la distruzione, la sofferenza come hanno già sperimentato gli abitanti di Hiroshima and Nagasaki, 64 anni fa.

Tomihisa Taue, sindaco di Nagasaki
Per ricordare quella tragica giornata, andate su questo sito.

giovedì 6 agosto 2009

Hiroshima, 64 anni dopo


Oggi è il 6 agosto.
Un'altra calda giornata estiva, ma oggi è anche il 64° anniversario del bombardamento atomico di Hiroshima, in Giappone da parte degli Stati Uniti, alla fine della II Guerra Mondiale.
Scelta come obiettivo per ragioni militari e per il suo terreno piatto (quindi facile da valutare in seguito) Hiroshima era abitata da circa 250.000 persone al momento del bombardamento.

Il bombardiere statunitense B-29 "Enola Gay" era decollato dall'isola di Tinian (una delle tre isole che formano il Commonwealth delle Isole Marianne Settentrionali) la mattina del 6 agosto, trasportando una sola bomba d'uranio dal peso di 4000 kg, con nome in codice "Little Boy".
Alle ore 8:15 del mattino (ora americano; ore 22:15 ora giapponese), Little Boy è stata lanciata a 9.400 metri al di sopra della città e dopo 57 secondi di caduta ha raggiunto il suolo. La detonazione ha liberato un'incredibile energia esplosiva che ha bruciato tutta la città ed ogni essere vivente è stato investito da radiazioni mortali.
Si stima che circa 70.000 persone siano rimaste uccise immediatamente, mentre altre 70.000 persone, sopravvissute allo scoppio della bomba, sono morte in seguito a causa delle lesioni riportate e dell'esposizione alle radiazioni dal 1950.

Oggi la città ospita l'Hiroshima Peace Memorial Museum, che si trova vicino al luogo dell'impatto della bomba, costruito nella speranza di porre fine all'esistenza di tutte le armi nucleari.

Potete trovare una straordinaria galleria di immagini in questo sito.
Eccone alcune...




lunedì 6 luglio 2009

Dottor Niù – Ritratto della società degli anni 2000


Non è un libro che ho letto recentemente, ma che è tra i miei preferiti.

Si tratta di una raccolta di articoli su svariate tematiche attuali, scritti in modo satirico, divertente e pungente da Stefano Benni (io adoro questo scrittore!) per il quotidiano “La Repubblica” e suddivisi in stagioni.

INVERNO:

  • Il dottor Niù” è il personaggio del racconto che dà il nome al libro. Egli impersona la tendenza moderna alla novità costante, la corsa frenetica e spesso insensata che spinge molta gente ad accaparrarsi i prodotti più moderni e tecnologici, gettando nel bidone della spazzattura il telefonino o il computer comprati magari due mesi prima. “Ma se tutto deve essere nuovo, obietto, come mai il presidente degli Stati Uniti sembra il nonno di suo padre? E come mai in Italia da vent’anni conserviamo in una salamoia di fard un miliardario pataccaro che propone sempre la stessa televendita?“.
  • Caro Agnelli ti scrivo“: che la pubblicità sia ingannevole è risaputo. Ma spesso oltrepassa i limiti, prendendo per il culo noi consumatori. Piccolo esempio: perché negli spot automobilistici si vedono solo automobili che scorrazzano lungo strade deserte, che si snodano attraverso paesaggi mozzafiato e i guidatori non incontrano mai code, incidenti o difficoltà nel trovare un parcheggio?
  • La favola della fine del mondo“: un padre racconta al proprio figliolo la storia degli uomini del 2000. Uomini strani che, sebbene vivessero in un’emergenza costante, se ne fregavano dei problemi reali e preferivano dare nuovi nomi a cose terribili per renderle meno spaventose o per giustificarle (”le guerre erano intelligenti, i mercanti d’armi si chiamavano esportatori di tecnologia bellica“).
  • I mostri della notte di Natale“: il mondo è in pericolo, ma questo non impedisce ai suoi abitanti di gettarsi a capofitto nei centri commerciali e nei negozi alla ricerca del regalo di Natale perfetto. Esilarante la descrizione dei donatori natalizi, in particolare quella del gastronomo. ;)
  • Natale a Monte Candido“: esiste ancora un luogo sulla Terra “incontaminato, non ferito dall’arroganza dei media e dell’affarismo” e dove poter vivere un Natale secondo i tradizionali e puri valori di un tempo?
  • Capodanno“: Benni individua diversi tipi di eroi del Capodanno; da spanciarsi dalle risate.
  • I calendari“: l’annoso dilemma che si presenta all’inizio di un anno nuovo e che mette in crisi l’italiano medio è: quale calendario Vip appenderò sui muri della mia camera per i prossimi 365 giorni?
  • Rainer Tim, esploratore“: diario di un viaggio da Milano a Bari. Quante peripezie ed inconvenienti deve affrontare Rainer Tim sulle strade e sulle autostrade italiane, sulla rete ferroviaria e sugli aeroplani Alitalia.

Questo è solo un piccolo assaggio; per le altre stagioni, cercate di reperire il libro.
Ne vale la pena!

Stelline: 5

Dettagli:
"Dottor Niù"
di Stefano Benni
Editore: Feltrinelli
Anno: 2007
Pag. 155
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