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giovedì 21 marzo 2013

Mi fido di te... ma anche no!


Sarà che, da quando ho finito di leggere questa storia, ho una strana sensazione di nausea, sto persino limitando gli acquisti di alimenti fuori casa perché temo che dietro quella panettiera o in quel supermercato si nasconda un Gigi Vianello

Come se non bastasse, appena chiuso il libro, ho cominciato a vedere spuntare una miriade di casi legati alla sofisticazione alimentare: carne equina in ravioli e tortellini Buitoni; batteri fecali nelle torte IKEA; croissant in cattivo stato di conservazione, insudiciati e coperti da escrementi di topo di un'industria dolciaria di Benevento; salsicce ripiene di salmonella vendute in una macelleria di Quinto Vicentino.
Insomma, tanta merda (oppure il signor Vianello la classificherebbe persino come merdaccia?!).

E allora il pollo farcito di cloranfenicolo di produzione cinese (un antibiotico che salvaguarda il pollaio dalle malattie ma che è cancerogeno per l'uomo) e l'aroma di idrocarburo spacciato come tartufo bianco raccontati in "Mi fido di te" non sono solo fantasie; e di Gigi Vianello è pieno lo stivale.
“Il cibo industrializzato punta a sostituire gli alimenti freschi, ricchi di sostanze nutrienti vitali come vitamine, minerali e acidi grassi, con grandi quantità di grassi idrogenati, zuccheri e sali. E sai perché? [...] Per guadagnare montagne di quattrini. Lo sai quanto spendono ogni anno le grandi industrie in additivi chimici per cambiare colore, consistenza, sapore e durata ai loro prodotti? [...] Oltre 20 miliardi di dollari. La qualità del cibo generalmente è scadente, altrimenti non si guadagna”.  
Ma di cosa mi stupisco, poi?
Come se non sapessi già da prima che siamo circondati da persone arroganti, indifferenti, senza scrupoli e senza coscienza.
Individui che riescono sempre a cavarsela, in qualsiasi situazione, grazie alla loro parlantina fluente, alla battuta nel momento giusto e alla loro grande abilità nel fottere il prossimo.

Personaggi che si meritano di essere conciati per le feste, no? Un po' come accade al nostro Gigi Vianello. 
Anche se, ad essere sincera, speravo per lui una fine ben peggiore.

Stelline: 4

Dettagli
"Mi fido di te"
di Francesco Abate e Massimo Carlotto
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2007
Pg. 175
Prezzo: 14,00€

mercoledì 25 gennaio 2012

Torta al caramello in paradiso


Immagino Elmwood Springs come un piccolo paese immerso in una sterminata campagna coltivata a campi di soia e grano, e punteggiata qua e là da fattorie e da grandi querce. Questa minuscola città si sviluppa lungo un'unica arteria stradale, dove si avvicendano le tipiche case americane costruite con assi di legno bianche, circondate da prati inglesi perfettamente curati e separate le une dalle altre da steccati bianchi.
Ovviamente qui tutti conoscono tutti e lo sport preferito dalla comunità è lo scambio settimanale di gossip sotto i caschi della parrucchiera Tot.

Il personaggio più amato di questa cittadina è Elner Shimfissle, un'ultra novantenne che un po' mi ricorda mia nonna materna*: "una vecchia signora dalla scorza dura, già caduta più volte rovinosamente, e sempre sopravvissuta per raccontarlo. [...] la vecchietta era tosta e sotto diversi aspetti."

Una una mattina, Elner, incurante della sua stazza e della sua età, decide di salire sul suo albero di fichi e... cade pericolosamente all'indietro, perdendo i sensi. Alla notizia della zia ricoverata d'urgenza in ospedale, la nipote Norma  che per tutto il romanzo ha avuto per me le fattezze di Kathy Bates/Evelyn Couch  si fa immediatamente venire un colpo apoplettico e un attacco d'ansia.
Figuratevi la sua reazione quando il dottore le comunica che la povera zietta è deceduta; ma soprattutto quando, presentadosi al suo capezzale, Elner riapre gli occhi, si mette comoda sul lettino e comincia a parlare.
La notizia della morte e risurrezione di Elner rimbalza anche a Elmwood Springs creando prima sconforto e una corsa di solidarietà a sostegno dei familiari di Elner, e poi sbigottimento e felicità: Elner è ancora viva e continuerà a deliziare la vita di tutti gli abitanti del paese, con la sua semplicità, la sua schiettezza e la sua dolcezza!

Ma cosa sarà successo a Elner in quelle ore di assenza dal pianeta Terra? Che si sia trattato solamente di uno dei suoi scherzi da inguaribile giocherellona?
Eppure il medico che l'aveva accolta in ospedale aveva fatto tutti i tentativi possibili per rianimarla e l'elettroencefalogramma piatto non poteva lasciare dubbi sulla sua morte clinica.

Non vi rovinerò il piacere di scoprire quale incredibile viaggio ha compiuto Elner.
Sappiate però che il ritorno di Elner nel mondo dei vivi porterà tanti cambiamenti positivi nella cittadina di Elmwood Springs, risvegliando animi addormentati e infondendo coraggio alle persone rassegnate.


Dulcis in fundo — è proprio il caso di dirlo — a fine libro trovate le ricette dei piatti citati all'interno di Torta al caramello in paradiso: la torta al caramello paradisiaca di Neighbor Dorothy; il pane al mais della signora McWilliams; le uova alla diavola di Louise Franks; la torta Bundt di Irene Goodnight; il fegato con cipolle di zia Elner; lo sformato di fagiolini di Irene Goodnight; il formaggio al peperone di Norma; la torta di noci di zia Elner.

Evviva la gustosa e pesante cucina made in USA!
Ed evviva i libri-coccola per lo spirito come Torta al caramello in paradiso!

oggi la nonna Teresa compie 90 anni! Auguri nonna! Continua così!


Dettagli
"Torta al caramello in paradiso"
di Fannie Flagg
Editore: Sonzogno Editore
Data di pubblicazione: 2007
Pag. 372
Prezzo: 17,50€

lunedì 12 dicembre 2011

La metà di niente



Un libro "mangiato" in una giornata e mezza. Questo vi dà un'idea chiara di quanto mi sia piaciuto La metà di niente, romanzo d'esordio dell'irlandese Catherine Dunne.

Vita, morte e rinascita di una quarantenne (Rose) che, in quella che doveva essere una delle sue solite mattine da casalinga, viene piantata in asso dal marito (quello stronzo di Ben) con queste parole: "Rose. Dobbiamo parlare. Devo andar via per un po'. Penso che abbiamo bisogno di stare ognuno per conto proprio, solo per un periodo. Mi dispiace farlo così, ma è che non sono felice. [...] Non ti amo più."

Crisi esistenziale di mezza età? Noooo!!! Solo la solita storiella di adulterio: Ben, infatti, parte per l'assolata Malaga in compagnia della moglie di un socio d'affari - la bella e sensuale Caroline - e lì le confessa di voler portare alla luce del sole la loro relazione clandestina, lasciandosi alle spalle vent'anni di matrimonio e tre figli.
Ma la sua avventatezza gli costerà caro e gli si rivolterà contro.

E Rose? Dopo i primi giorni in cui le sembrava di essere al cinema e di star assistendo alla proiezione della storia di un'altra persona, la protagonista si risveglia da un torpore durato troppi anni.
Da docile e servile moglie pronta a soddisfare le richieste di un marito ossessionato dagli affari e ad annullarsi per lui e i figli, Rose scopre una forza sconosciuta dentro di sé e trova il coraggio di prendere la sua vita nelle proprie mani.
Inizia così il suo percorso di rinascita, reso possibile anche grazie all'aiuto dei tre figli, delle amiche Jane e Martha, di datori di lavoro fiduciosi nelle sue capacità di cuoca (e anche di qualche bicchiere di buon vino d'annata).

Ed eccola diventare una donna forte, intraprendente e indipendente.
Rose ormai non è più disposta a subire i chiari di luna del marito; non è più disposta a dipendere da qualcun'altro; non è più disposta a non vivere!
 


Addio Rose Holden.
Benvenuta Rose Kelly!

Dettagli
"La metà di niente"
di Catherine Dunne
Editore: Guanda
Data di pubblicazione: 1997
Pag. 292
Prezzo: 16,50€

domenica 11 dicembre 2011

Il sangue dei fiori


Il sangue dei fiori è il romanzo di debutto di Anita Amirrezvani, ispirata a scrivere questa storia da un tappeto persiano regalatole dal padre durante l'adolescenza.

Nel romanzo è raccontata la storia di una tredicenne di un villaggio sperduto nella Persia del 17° secolo e con una grande passione: annodare tappeti.
Purtroppo la sua vita viene sconvolta dal passaggio di una cometa maledetta e maligna che le porterà solo un'ondata di sciagure. La prima è la morte del padre che costringe lei e la madre a trovare riparo presso la ricca famiglia dello zio Gostaham nella lontana città di Isfahān. Qui, tra la magnifica casa dello zio, i minareti della moschee, il Ponte dei 33 archi e l'immensa Piazza del Mondo, la ragazzina diventerà una donna, toccando con una mano le gioie del paradiso e vivendo con l'altra le pene dell'inferno.

Non vi rovinerò la sorpresa: lascio a voi scoprire quali umiliazioni dovrà sopportare (vi basti sapere che sono davvero tante e che avrebbero spezzato anche il più massiccio degli alberi).

Ma alla fine la sua tenacia e la sua passione per i tappeti riusciranno a riscattarla da tutti i dolori sofferti, rendendola una ragazza emancipata e forte, dal valore inestimabile. Il che è straordinario, specialmente in relazione all'ambiente storico e culturale in cui è ambientata la storia.
"Io ero diversa da tutte loro: avevo i miei tappeti e la mia famiglia adottiva a cui pensare. [...] Ero una donna: il mio lavoro costituiva una novità e i miei tappeti andavano a ruba tra le donne dell'harem. Non avrei mai rinunciato al mio mestiere, anche se avessi sposato un uomo ricco come lo scià."
Altre due note che rendono così speciale questo romanzo:
  1. lo stile con cui è scritto: solo in poche altre occasioni mi è capitato di leggere parole così incantevoli
  2. le piccole storie sparse qua e là nel romanzo e che rappresentano delle piccole perle all'interno di quel prezioso gioiello che è Il sangue dei fiori

Dettagli
"Il sangue dei fiori"
di Anita Amirrezvani
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 2007
Pag. 364
Prezzo: 18€

mercoledì 19 ottobre 2011

La ciociara di Alberto Moravia




"Il romanzo è una cronaca della guerra, un libro sugli orrori della guerra", ispirato alla drammatica storia vissuta da Moravia stesso ed Elsa Morante — all'epoca sua compagna — durante la seconda guerra mondiale.

La storia scorre molto bene, tranne nella parte in cui viene raccontato il periodo trascorso da Cesira ("bella dentro e fuori, nella sua schiettezza e aggressività di contadina inurbata") e da Rosetta a Fondi; devo ammettere che è stato difficile da superarla al punto di considerare l'ipotesi di non proseguire con la lettura. Pensandoci a posteriori ipotizzo che Moravia abbia voluto renderla così pesante per esprimere, anche con lo stile, il trascorrere lento di quei 9 mesi trascorsi sui monti laziali, vissuti da lui in prima persona. 9 mesi trascorsi sempre nello stesso modo: temendo nei rastrellamenti dei nazisti, pregando perché le bombe cadessero lontano, lamentandosi della mancanza di cibo fino all'esasperazione, facendo continue supposizioni sull'arrivo degli inglesi salvatori ma che mai sembravano arrivare.

Nel 1944 arriva la tanto anelata liberazione con il suo carico di aspettative e di speranze per un futuro roseo e positivo, anche se da ricostruire.
Purtroppo per Cesira e la sua deliziosa figliola il ritorno alla libertà si tinge con gli oscuri colori della tragedia. Le loro vite, infatti, vengono sconvolte da un sopruso ingiusto: uno stupro ai danni della dolce Rosetta, avvenuto in una chiesa per mano di soldati francesi. Da quel giorno la ragazza si lascia cadere in un degenerante vortice di vizi, dissolutezza e lussuria, trasformandosi in una persona diversa che abbiamo imparato a conoscere attraverso le parole dell'autore. Anche la povera madre non riconosce più quell'angelo di figlia diventato un provocante diavolo corrotto e non sa più cosa fare per riavere la Rosetta di un tempo.

Ma poi, quando la rassegnazione sembra ormai aver preso il sopravvento, ecco che accade qualcosa che cambia il corso della storia e permette a Cesira di buttarsi finalmente gli orrori della guerra alle spalle e tornare a guardare con fiducia al domani.

E a proposito di fiducia nel futuro: anch'io, come Cesira, posso dire di essere ritornata ad averla. Perché? Andate a dare un'occhiata al mio profilo LinkedIn e lo capirete.

lunedì 1 agosto 2011

Il ritratto di Dorian Gray


Buon inizio agosto!
Arieccomi con un breve commentino su un classico come Il ritratto di Dorian Gray di Oscar Wilde, pubblicato nel 1890 ma poi rivisto più volte dallo scrittore apportando variazioni e aggiungendo nuovi capitoli.
Non credo di aver mai incontrato in letteratura un personaggio più odioso di Lord Henry Wotton, meglio noto come Signor "So tutto io", Mister Paradosso oppure Dio in Terra. Un discepolo dell'estetismo, un cinico insopportabile, il cui motto per la vita è "il piacere prima di tutto", anche di qualsiasi principio morale.
Ma anche un bastardo manipolatore che trova un piacere sadico a giocare con quel fragile burattino che è Dorian Gray.
Però poi Lord Henry invecchia e vede ridursi le occasioni per darsi alla pazza gioia, mentre Dorian continua a vivere nel suo egoismo ed edonismo grazie a una sorta di patto col diavolo che gli permette di mantenere intatte la sua bellezza e la sua giovinezza (a discapito del quadro del povero Basil). Dorian non si lascia sfuggire niente. "Passioni senza termine, piaceri sottili e segreti, sfrenate gioie e sfrenati peccati: egli doveva avere tutto ciò", anche se questo significa diventare quel tipo di uomo che più piace a Henry Wotton: "Mi piacciono più le persone dei princìpi, e le persone senza princìpi mi piacciono più d'ogni altra cosa al mondo".
Ed è così che Dorian diventa: un uomo senza princìpi, trascinato in una spirale di degenerazione senza fine.
Ora posso finalmente vedermi il film nella sua versione del 2009 con Ben Barnes nei panni di Dorian (anche se nella mia mente me lo immaginavo diverso, quasi come un puttino cresciutello con folti riccioli biondi e occhi azzurro cielo) ma soprattutto con Colin Firth che però mi fa l'odioso Wotton.
Auguratemi buona fortuna, il film è in lingua originale quindi in strettissimo inglese britannico!

venerdì 15 luglio 2011

Il cerchio delle pietre


Come promesso ieri, ecco un mini-commento spoileroso su Il cerchio delle pietre di Diana Gabaldon.

Dopo tanti ostacoli che si erano interposti sul loro cammino, superati solo grazie al loro amore e al desiderio di stare insieme, Claire e Jamie hanno dovuto arrendersi di fronte all'inevitabilità della storia. La battaglia di Culloden si è rivelata più forte di loro.

Ma ora, eccoli, finalmente insieme. Di nuovo.
Certo, 20 anni di separazione non sono mica una quisquilia e posso ben capire l'imbarazzo iniziale, i gesti esitanti, i visi imbarazzati.
Ed è fantastico vedere che, nonostante tutto, sono ancora innamorati, appassionati, presissimi l'uno dall'altro, desiderosi di continuare il loro cammino insieme.

C'è un però.
Laoghaire MacKenzie è diventata Laoghaire Fraser.
Si, avete capito bene. La puttanella (cit.) si è sposata con il nostro rosso preferito. Ok, Jamie l'ha fatto un po' per pietà di questa donna rimasta vedova con tanto di prole e senza un reddito, un po' per soddisfare esigenze maschili represse troppo a lungo.
E concediamogli pure che non l'ha mai amata e che presto il loro matrimonio è naufragato.
Ma con tutte le donne esistenti in Scozia, proprio con Laoghaire doveva convolare a nozze?!
No, Jamie Fraser, non ci siamo proprio!

Ora mi prendo una pausa dalla saga della Straniera.
Altrimenti rischio di farmela venire a noia.

In questi giorni - per la categoria romanzi - sto leggendo Chocolat di Joanne Harris (anche se probabilmente è più famoso il film con Juliette Binoche e Johnny Depp che io non ho ancora visto).
L'ho iniziato giusto ieri e mi è piaciuto fin dalle prime pagine: irresistibile Vianne Rocher (con quel cognome poi... yummy!).

mercoledì 25 maggio 2011

Il ristorante dell'amore ritrovato


Ammettiamolo: questo blog è nato principalmente come luogo di recensioni librarie, ma ultimamente è tutto tranne questo.
Urge ricorrere ai ripari con il commento a un libro preso in prestito in biblioteca: Il ristorante dell'amore ritrovato di Ito Ogawa.
Cibo & Giappone: un'accoppiata perfetta per me, le premesse per una lettura avvincente c'erano tutte. E invece il romanzo non mi ha soddisfatto completamente, per questo si becca un voto mediocre (tre stelline).

All'inizio la storia parte lenta, proprio come un Lumachino.
Senza contare l'enorme fastidio che mi ha provocato la reazione della protagonista, Ringo-chan, di fronte al tradimento del suo ragazzo indiano. Questo verme d'uomo, dopo anni di relazione, la abbandona di nascosto, senza nemmeno uno straccio di spiegazione, appropriandosi disonestamente di tutti gli utensili da cucina comprati col sudore della fronte (e se sei un'aspirante cuoca lo shock allora è doppio).
E lei cosa fa?
Perde la voce e torna con la coda delle gambe nel paese natio dall'odiata madre. Ma insomma, un po' di amor proprio e di senso vendicativo :D!
Io, come minimo, l'avrei cercato in capo al mondo, mi sarei ripresa una padella e gliel'avrei sbattuta in testa.
Dopo il rientro nel villaggio d'origine, situato nei pressi del Monte delle Tette (scelta discutibile: in un romanzo dai toni così delicati, metterci un nomignolo del genere mi pare fuori luogo), Ringo cerca di rifarsi una vita aprendo un piccolo ristorante molto particolare dove ospitare solo pochi clienti a cui offrire un menù ad hoc, ideato sulla base delle loro personalità e sulle loro esigenze.
Verso la fine, il romanzo assume maggior vigore, con un colpo di coda che ridesta l'attenzione e che mi ha portato a non giudicarlo poi così negativamente.

giovedì 9 dicembre 2010

Come la prima volta

Malvasia


Un veloce aggiornamento dicembrino.
Innanzitutto ho messo in atto alcune cosette che vi spiegavo nel post precedente, infatti:
  1. ho fatto il mio primo prestito di 25 dollari su Kiva a favore di Cirila Nina Paucar e le sarà d'aiuto - insieme agli altri prestiti - per comprare prodotti per la cucina del suo ristorante in Perù
  2. ho adottato un coniglio (anzi, una coniglia!) a distanza tramite l'associazione La Collina dei Conigli: si chiama Malvasia, è già madre di due piccoli di nome Noà e Merlot ed ha qualche problema con i dentoni, per cui sono felice di dare il mio piccolo contributo per sistemarla anche sotto questo punto di vista. Era stata abbandonata con i due cuccioli e il compagno da una famiglia sfrattata che si è data rapidamente alla fuga lasciandoli soli in un appartamento.
Il problema è che ora non vorrei più fermarmi e vorrei:
  1. adottare a distanza una cavia sempre tramite l'associazione La Collina dei Conigli
  2. adottare a distanza un asino tramite l'ONLUS Il Rifugio degli Asinelli. Ebbene si, un asino. Mi piacciono molto. Sarà per gli ingiusti aggettivi che solitamente vengono rifilati a questo animale che, in realtà, è simpatico e intelligente. Sarà per i racconti che mio papà mi faceva da piccolina prima di addormentarmi sugli asini (Giulio e Giulietto!) che possedeva suo zio, di come si divertiva da bambino quando lo zio lo faceva salire sul carro per guidare gli asini, di come era attaccato a questi animali. Racconti che mi sono rimasti impressi nella mente e che mi riportano con nostalgia allo spensierato periodo dell'infanzia e all'agognato momento prima delle nanna solitamente trascorso con mio papà.
Oltre alle donazioni, in questi giorni mi sto dedicando completamente alla tesi e sto proseguendo (credo abbastanza bene) con il primo capitolo che devo consegnare martedì prossimo alla prof. Spero di aver scritto cose sensate ;) Incrociate le dita per me!
Ovviamente le mie letture del momento (e dei prossimi momenti, aggiungerei) sono rivolte solo ai social media e agli esami incombenti, ma martedì ho ceduto e sono andata in biblioteca dove ho preso in prestito un romanzo di Nicholas Sparks: Come la prima volta (traduzione discutibile dell'originale The Wedding. Era così difficile scrivere semplicemente Il matrimonio?!).
Devo dire: un altro bel colpo messo a segno da Nicholas Sparks.

Wilson e Jane (figlia di Noah, protagonista del meraviglioso e struggente Le pagine della nostra vita) sono una coppia sulla cinquantina come ce ne sono tante: vivono nella tranquilla North Carolina, sono sposati da molto tempo, hanno tre splendidi figli ormai fuori casa e una vita di coppia un po' spenta.

Ma giungere a questa situazione di paludosa monotonia è normale per qualsiasi coppia dopo trent'anni di matrimonio trascorsi insieme oppure c'è ancora chi, dopo anni di gioie e dolori, è in grado di rinnovare il rapporto con qualche tocco di follia, di passione e di romanticismo?
Wilson si trova di fronte a questo difficile problema, dopo essersi dimenticato del 29° anniversario di matrimonio e aver visto la tristezza e l'amarezza sul volto della moglie. Jane lo amerà ancora oppure ormai l'amore, logorato da una lunga serie di dimenticanze imperdonabili, di feste mancate e di baci non dati, sarà stato sostituito dal semplice affetto?

Wilson teme di essere diventato come una di quelle coppie per cui lui e Jane avevano sempre provato compassione: appena sedutisi al tavolo del ristorante per cena, "tra i due cala il silenzio e li vedi sorseggiare il vino guardando fuori dalla finestra, in attesa delle portate. Quando poi queste arrivano, a volte i due si rivolgono brevemente al cameriere, ma tornano subito a rifugiarsi nei loro mondi. E per tutta la cena restano lì come un paio di perfetti sconosciuti ai quali è capitato di sedersi allo stesso tavolo, quasi che il godimento della reciproca compagnia non valesse le sforzo di parlare".

C'è qualcosa che Wilson può fare per invertire la rotta e recuperare la complicità e la passione di un tempo? Sicuramente si e da timido orso calcolatore qual'era, Wilson riuscirà a recuperare il rapporto con la sua amata Jane e a stupirla lasciandola senza fiato con un finale veramente col botto, su cui versare tante lacrime e riporre i nostri sogni romantici.

Malvasia

A quick update.
First of all I have to tell you that I've accomplished some things described in the previous post:
  1. I made my first loan on Kiva in aid of Cirila Nina Paucar for the kitchen of her restaurant in Perù
  2. I adopted at distance a rabbit through the Italian association La Collina dei Conigli: her name is Malvasia, she's the mother of Noà and Merlot and she has some problems with her teeth
The problem is that I'd like also to adopt at distance:
  1. a guinea pig always throught the association La Collina dei Conigli
  2. a donkey through the association Il Rifugio degli Asinelli
Besides that, I'm focusing completely on my thesis and next Tuesday I'm going to give the first chapter to my thesis director. Cross your fingers for me!
So, in this period, I'm just reading books about social media and for the next exams, but last week I gave in to the temptation of reading a novel so I went to the local library where I borrowed The Wedding by Nicholas Sparks, which I liked it a lot.

Wilson e Jane (the daughter of Noah, the main character of the wonderful The Notebook) are a couple about fifty like many others: they live in the peaceful North Carolina, they have been married since a long time, they have three amazing children who live outside home and a dull conjugal life.

After he has forgotten their 29° wedding anniversary, Wilson wonders if it's a normal thing for every couple in this world to become monotonous partners after almost 30 years spent together or if there's a way to relight a tired relationship. Maybe all his mistakes, his forgetfulness and his obsession with his job have destroyed his marriage and he has become a huge disappointment for Jane. Maybe she doesn't love him anymore.

He fears they have become like one of those couples that you can often see at the restaurant: "The husband might pull out a chair or collect the jackets, the wife might suggest one of the specials. And when the waiter comes, they may punctuate each other's orders with the knowledge that has been gained over a lifetime-no salt on the eggs or extra butter on the toast, for instance.
But then, once the order is placed, not a word passes between them.
Instead, they sip their drinks and glance out the window, waiting silently for their food to arrive. Once it does, they might speak to the waiter for a moment - to request a refill of coffee, for instance - but they quickly retreat to their own worlds as soon as he departs. And throughout the meal, they will sit like strangers who happen to be sharing the same table, as if they believed that the enjoyment of each other's company was more effort than it was worth. Perhaps this is an exaggeration on my part of what their lives are really like, but I've occasionally wondered what brought these couples to this point."

Is there anything that Wilson can do to change the situation and improve the relationship with her beloved Jane? Of course there's something he can do: he will be a shy clumsy person no more and will leave her wife breathless.

venerdì 3 settembre 2010

Il mondo di Banana Yoshimoto


Here I am to update my blog.
I'm sorry for hiding so long, but I was preparing the exam of Cultural, legal and linguistic aspects of the European Union and I got a good result (26/30); currently I'm preparing another exam which is due next week.
Keep your fingers crossed for me because if everything goes well, there will be only 3 exams left until I graduate from my postgraduate degree!

But now here's my review of "Banana Yoshimoto's world" by Giorgio Amitrano.
The so-called Banana genshō, that is, the “Banana phenomenon", carried me away several years ago, after reading her first novel, Kitchen, which has begun one of my favourite books and has contributed to fire up an unbridled passion for everything which is made in Japan (a passion fomented by big doses of shōjo mangas, josei mangas and spokon mangas).
So I couldn't pass up this chance to read this little book written by Giorgio Amitrano, an expert in Oriental culture, Japanese language and literature, and an Italian translator, who tries to let us in the complicated world of an author who is commonly know to become a very shy woman in front of a microphone.
Who's behind those tragic stories where death, loneliness, separation, pain and anxiety are always present, but which are able to give readers hope?
Who's behind that visual literary style which reminds me of shōjo mangas and which is influenced by literature, music, cinema and all the other visual arts?
Who's behind those childish and magical characters, who are able to live only in the present time and following their personal scale of values, which clashes with the prevailing Japanese scale of values?


Eccomi di nuovo ad aggiornare il blog.
Scusate la latitanza, ma stavo preparando l'esame di Aspetti giuridici culturali e linguistici dell'Unione Europea che è andato bene fortunatamente (26) e attualmente ne sto preparando un altro per il 7 settembre.
Tenete le dita incrociate per me, così che io possa arrivare a fine settembre con soli tre esami alla fine di questa laurea specialistica!

Nel frattempo ecco un breve recensione a un libro che ho letto ad agosto: Il mondo di Banana Yoshimoto di Giorgio Amitrano.
Il Banana genshō, ovvero il “fenomeno Banana", mi ha travolto ormai da parecchi anni, dopo essermi imbattuta per caso nella sua prima fatica letteraria, Kitchen, che da subito è diventato uno dei miei libri preferiti e che ha fatto nascere in me una passione smodata per tutto ciò che è made in Japan (alimentata dalle abbuffate di shōjo manga, josei manga e spokon manga).
Per cui non potevo lasciarmi sfuggire questo libricino scritto da Giorgio Amitrano, orientalista, traduttore italiano ed esperto di lingua e letteratura giapponese, che cerca di farci entrare nel complicato mondo di Banana, notoriamente poco incline a lasciarsi andare davanti a un microfono.
Chi c’è dietro a quelle storie spesso tragiche, in cui non mancano mai la morte, la solitudine, la separazione, il dolore, l’inquietudine e che, tuttavia, sanno lasciare nel lettore una scia di speranza?
Chi c’è dietro a quello stile così visivo da rendere evidente la forte influenza che lo shōjo manga ha esercitato sulla Yoshimoto e così intriso di contaminazioni provenienti dalla letteratura, dalla musica, dal cinema e da tutte le altre arti visive?
Chi c’è dietro a quei personaggi dall’aria infantile e magica, in grado di vivere solo nel momento presente e secondo la propria personalissima scala di valori, in pieno contrasto con quella imperante nel sistema-Giappone?

Nei romanzi di Banana c’è sempre questa piccola catena di gesti pazienti, eseguiti da più persone, che nell’ombra ricuciono giorno per giorno ciò che altri giorno per giorno distruggono. Curare e guarire le ferite prodotte da altri, per molti personaggi di Banana, è l’unico modo possibile di esistere al mondo.”
(G. Amitrano, Il mondo di Banana Yoshimoto, p. 96.)

Stelline: 4

Dettagli:
"Il mondo di Banana Yoshimoto"
di Giorgio Amitrano
Editore: Feltrinelli
Anno: 2007
Pag. 126
Prezzo: 7€

lunedì 2 agosto 2010

L'abito di piume


Here I am again! Please forgive me for my absence, but I was doing something very important and urgent in July and which had to be accomplished at any cost, i.e. to pass publishing law!
And I've made it!
I sat for the exam last Friday and I was successful (26/30 for the record).
I was very worried because I hadn't attended classes and the 2 texts for the exam weren't the ideal books for summer, as they are full of laws and judgements.
In spite of my paranoia and my apprehension, now I can say that the summer university term is over and only 5 exams left until I graduate from my postgraduate degree.

Moreover, everything is okay also about my degree thesis, even if I don't want to go out on a limb by saying too much because I haven't my supervisor's signature yet.
So I'll be quiet as a mouse till I get her signature.

After sitting and passing the last summer exam, I spent last weekend doing funny and relaxing activities.
I slept a lot to make up for lost sleep; I read Wired (at last!); I saw my two nieces again; I went out with my friends and I had a long bicycle ride with Marco.

From today on I begin to study again, because I have to sit for Economic institutions exam on the 30th August, for Textual Semiotics exam in mid-September and for Cultural, legal and linguistic aspects of the European Union at the end of September.

And now my review of Banana Yoshimoto's Hagoromo (which means "dress of plumes") that I read in my spare time.
After 8 years, the relationship between Hotaru and a famous married photographer with offspring comes to an end.
The girl is torn and she decides to return to the place where she was born because she can't live in Tokyo anymore as this city is full of memoirs of her love story. So she moves back to her home town, surrounded by mountains, streams and fields and crossed by a magic river.
Here she finds peacefulness again, thanks to the affection of strange but special people. And as the author writes in the postscriptum, also the reader will get some benefit and will be tranquillized by this lovely story.

© Eleonora Festari - Campagna cremasca/Countryside around Crema

Rieccomi di nuovo dopo circa una settimana di silenzio. Perdonatemi ma avevo un impegno pressante che mi ha tenuta occupata per tutto il mese di luglio e che dovevo assolutamente portare a termine in modo positivo, ossia passare l'esame di diritto editoriale!
E si, ce l'ho fatta!
Ho sostenuto l'esame venerdì scorso ed è andato a buon fine fortunatamente (26 per la cronaca). Ero molto preoccupata perché avevo frequentato poco le lezioni di questo corso e, inoltre, i due libri (il manuale gigante di Diritto dell'informazione e della comunicazione di Roberto Zaccaria ed Editoria e potere amministrativo di Antonio Bertoldini) non sono esattamente il massimo come letture estive, essendo inoltre infarciti di leggi e sentenze.
Nonostante le paranoie e le paure, finalmente posso dire di aver terminato la sessione estiva e di essere a meno cinque esami dalla laurea!

Inoltre anche sul versante tesi, tutto sta procedendo abbastanza bene anche se, per ora, non voglio sbilanciarmi e dire nulla sul tema che affronterò perché - anche se ho già parlato con la professoressa che sarà la mia relatrice e ho avuto il suo benestare - manca ancora la sua firma sul documento per presentare la domanda provvisoria per la sessione di laurea di marzo 2011.
Dunque su questo argomento sarò muta come una tomba fino a quando la professoressa non mi avrà fatto i necessari autografi :)

Dopo essermi liberata dal peso dell'ultimo esame, ho passato questo weekend facendo solo attività divertenti e rilassanti!
Ho dormito tantissimo per recuperare le ore perse nelle nottate precedenti; ho letto Wired (finalmente!); ho rivisto le mie adorate nipotine; sono uscita con gli amici e ho fatto una biciclettata di circa 40 chilometri con Marco da Crema fino alle Tombe morte di Genivolta!

Da oggi però si ricomincia con lo studio, perché il 30 agosto ho l'esame di istituzioni di economia, a metà settembre l'esame di semiotica per il quale devo preparare una tesina e a fine settembre l'ultimo esame appartenente all'area giuridica, cioè aspetti culturali giuridici e linguistici dell'Unione europea.

Adesso vi saluto lasciandovi il mio commento a L'abito di piume della mia adorata Banana Yoshimoto che sono riuscita a leggere nei ritagli di tempo rubati alla preparazione di diritto editoriale.
Dopo 8 anni, la relazione tra Hotaru e un famoso fotografo sposato e con prole giunge al termine.
Dilaniata dal dolore, la ragazza lascia Tokyo, ormai troppo carica di ricordi della sua storia d'amore per continuare a viverci, e ritorna nel suo paese natale, circondato da montagne, torrenti e campi e attraversato da un fiume quasi magico.
Qui riuscirà a ritrovare la serenità perduta, circondata dall'affetto di persone un po' bizzarre ma speciali.E come la stessa Yoshimoto dichiara nel postscriptum, anche il lettore ne trarrà beneficio, sentendosi rincuorato e rasserenato da questa storia delicata: "Mi farebbe piacere se qualcuno che sta affrontando un brutto momento la leggesse e riuscisse ad alleviare le proprie sofferenze, senza pensare di trovarci dei messaggi particolari."
Stelline: 4

Dettagli:
"L'abito di piume"
di Banana Yoshimoto
Editore: Feltrinelli
Anno: 1997
Pag. 132
Prezzo: 10€

venerdì 25 giugno 2010

Dreams...


It's so hard to study in those amazing and sunny summer days.
Well, to be honest, it's hard to study in any season; after all these years at university, I don't feel like studying at all.
Even if I think that I'm almost at the end of my 2-year second level degree course and that there are few exams left, it doesn't help.

In the meanwhile, I wrote a review of Candace Bushnell's Sex & the City which I read in English.

I re-start reading books in English because I'd like to attend a MA in the UK some day (probably something related to publishing, even if I think that the International Journalism MA at the City University of London is really interesting).
But to be accepted by an university of countries like the UK or the States, students whose first language is not English are required to obtain a minimum overall score of 7.0 in the IELTS English language test. Candidates must also score a minimum 7.0 in the Writing element of the IELTS test.
That's why I've started to read more books and articles in English and to watch more movies and TV series in English.
I don't know if my parents are willing to help me in this project, which is as ambitious as expensive; I don't know if I really want to take that route; if I have the courage to apply for; if I want to continue to study; if I can keep up with a MA in English and move there; if I'm not too old for a MA; if it makes sense to study publishing abroad and to look for a job in an English publisher when I'm an Italian native speaker; if I'm brave enough to be far from my family, my relatives (in particular from my nieces!), my friends, my basketball mates, from Marco. If, if, if...
For the moment being, I'm only sure that I'll try the IELTS English language test, also to understand how good (or bad) my English is.
Then we'll see...

And, finally, my review of SATC!
I can't believe this is the book which inspired the famous TV series of the same name.
I'm a huge fan of SATC: I watched (and re-watched) all the episodes of the 6 seasons and the 2 movies too. I love Carrie, Samantha, Charlotte and Miranda and I've always envied their close friendship, which has lasted for years.
But reading this book was a bitter disappointment to me.
Above all, there's no trace of their friendship: the characters who bear the names Charlotte York, Miranda Hobbes and Samantha Jones are minor. Their lives are separeted and there's no connection among them.
Do you remember what Samantha says in "SACT 2 - The movie"? She tells the other girls: "We made a deal ages ago, men, babies, doesn't matter; we're soul mates." Well, forget it!
And Carrie. Omigod! She's so shallow! She's all about boys, booze and partying. She acts like she doesn't give a damn about anything and anyone, even about friends and Mr. Big. I can't stand her at all. As Mr. Big says in the book, she's like a cyborg or something.
Now let's go back to TV series. It's so much better!

Stars: 2

Details:
"Sex and the City"
di Candace Bushnell
Publisher: Abacus
Year: 1997
245 pages
Price: 7.99£ (12,10€)


Che pesantezza studiare con queste splendide e soleggiate giornate d'estate.
Ma, a pensarci meglio, è un peso studiare e stop! Dopo tutti questi anni di università, la mia voglia di stare su libri, appunti e schemi sta rasentando i minimi storici.
Pensare che ormai sono quasi al capolinea con questa laurea specialistica e che, se l'esame di diritto della comunicazione pubblica di mercoledì prossimo andrà a buon fine, potrò dire di essere a meno 6 esami dalla laurea, non riesce a darmi forza. Niente da fare.

Nel frattempo vi propongo la mia recensione di Sex & the City di Candace Bushnell che ho letto in lingua originale (e quindi, il relativo commento è in inglese, spero di non aver fatto troppo errori e che risulti scorrevole).

Ma prima una spiegazione per questa scelta.
Il fatto di aver (ri)cominciato a leggere libri in lingua originale si inserisce all'interno di un progetto personale che è maturato da poco tempo, ovvero, frequentare un master nel Regno Unito (molto probabilmente un MA in Publishing, anche se quello in International Journalism della City University of London è estremamente interessante).
Per avere l'opportunità di essere ammessi nelle università di Paesi come la Gran Bretagna o gli USA, gli studenti non anglofoni devono sostenere lo IELTS (International English Language Testing System) e solitamente totalizzare un punteggio che si aggira sui 6.5/7 per essere ritenuti idonei. Lo IELTS è proprio un diploma appositamente progettato per chi vuole studiare o lavorare in un Paese di lingua inglese.
Non so se i miei genitori saranno disposti ad aiutarmi in questo progetto, tanto ambizioso quanto costoso; non so ancora se io voglio tentare questa impresa veramente; se avrò anche solo il coraggio di fare domanda; se ho ancora voglia di studiare per almeno un altro anno (anche se sarebbe un po' diverso dall'università - o almeno credo); se potrei essere all'altezza di frequentare un master completamente in inglese e trasferirmi là (per quanto io ami Londra e sogni di trasferirmici da quando ero ancora una bambina dalle gambe ossute e un paio di occhialoni tondi sul naso); se non sono troppo "vecchia" per il master; se ha senso studiare editoria all'estero e cercare lavoro in una case editrice inglese quando io sono di madrelingua italiana; se avrò la forza di staccarmi dalla mia famiglia (ok, mi lamento spesso dei miei genitori ma in fondo mi diverto con loro), dai miei parenti (in particolare dalle mie piccoline nipotine!), dai miei amici, dalle mie compagne di basket, da M. (anche se ci sono buone possibilità che finisca prima lui nel Regno Unito che la sottoscritta XD). Se, se, se...
Sicuramente voglio dare lo IELTS e vedere com'è messo il mio inglese.
Poi si vedrà.

Ma ecco la mia recensione di SATC!
Non posso credere che questo sia il libro che ha ispirato il famoso telefilm omonimo.
Sono una grandissima fan di SATC: ho guardato (e riguardato) tutti gli episodi delle 6 stagioni e anche i due film. Mi piacciono tantissimo Carrie, Samantha, Charlotte e Miranda e ho sempre invidiato la loro amicizia, che dura da anni.
Ma la lettura di questo libro si è rivelata una delusione.
Soprattutto, non c'è traccia della loro grande amicizia: i personaggi che portano il nome di Charlotte York, Miranda Hobbes e Samantha Jones sono secondari. Le loro vite sono separate e non c'è alcun legame tra loro.
Ricordate cosa dice Samantha nel secondo film di SACT? Dice alle altre ragazze: "Abbiamo fatto un patto secoli fa. Uomini, bambini, non importa. Siamo anime gemelle." Beh, scordatevi tutto ciò!
E Carrie. Mioddio! Così superficiale e col pensiero rivolto solo ai ragazzi, all'alcool e alle feste. Si comporta come se non abbia interesse per niente e per nessuno, nemmeno per gli amici e per Mr. Big. Non la sopporto proprio. E come Mr. Big dice nel libro, è come se fosse un cyborg o qualcosa del genere.
Sarà meglio ritornare al telefilm, che è decisamente migliore!
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