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domenica 20 novembre 2011

Negozio Leggero: altolà agli sprechi

 Sapone di Aleppo del Negozio Leggero © Eleonora F.

Il Negozio Leggero è un franchising italiano con uno slogan chiaro e con un allitterazione che lo rende ancora più efficace: "La spesa alla spina".
Stamattina sono riuscita ad andare per la prima volta nel punto vendita di Orzinuovi (Brescia), lontano appena una ventina di chilometri da casa mia e solo 5 da casa mia nonna.

Negozio Leggero è davvero bello: sui toni dell'azzurro e dell'arancione, è arredato con scaffali e tavoli di legno dove tra i prodotti in esposizione si trovano delle sfiziose ricette da cui trarre ispirazione.
Una piccola perla in quel triste centro commerciale in cui si trova (l'Orceana Park per la precisione) e sconsideratamente ignorata da gran parte degli avventori del CC.
L'assenza di clienti, però, mi ha permesso di parlare in tutta tranquillità con una commessa simpatica, preparata sui prodotti e disponibile a rispondere a qualsiasi mia domanda.
Cos'ho scoperto?
  • c'è una vasta scelta di prodotti alimentari sfusi: vari formati di pasta (rigatoni, vermicelli, farfalle, stelline, ditalini rigati, reginelle, tortiglioni, fusilli, peperina, anellini ricci...), farine, riso (arborio, nero, integrale rosso, carnaroli...), kamut, legumi secchi (ceci, fagioli...), caramelle, tisane, thé, spezie, cereali per la colazione, decorazioni da pasticceria, vini...
  • anche per l'igiene personale non manca nulla: saponi al taglio e saponette già tagliate (al vino e cannella, al cioccolato, al muschio bianco, al cocco, burro di karité, al mandarino, all'aloe, alla vaniglia, al sandalo, alle mandorle, alla carota, all'arancia, alla menta, alla lavanda), sapone liquido, balsamo, shampoo, spazzolini, spazzole... e persino trucchi!
  • state tranquilli anche per quanto riguarda la pulizia della casa: pastiglie per la lavastoviglie, Marsiglia in polvere per il bucato, ammorbidente, sgrassatore, lava e incera; e poi soluzioni per i vetri e gli specchi, per i pavimenti, per la lana e i delicati, per i piatti, per il bucato e multiuso
  • il 30% dei prodotti sono biologici
  • la merce è tutta di provenienza italiana (ad esempio molta pasta è prodotta in provincia di Cremona) tranne il sapone di Aleppo (prodotto in Siria) e il kamut
  • gli INCI dei prodotti cosmetici sono approvati, a prova di Biodizionario: la saponetta allo zenzero e veniglia che ho acquistato ha ingredienti tutti verdi e solo due gialli. I detergenti liquidi sono fatti con estratti biologici senza parabeni, sles, EDTA, derivati animali e coloranti
  • potete trovare in negozio vasi di vetro per il riso e la pasta e contenitori di plastica per i detersivi da tenere a casa e riportare in negozio successivamente per riempirli nuovamente. Altrimenti se dovete prendere delle piccole porzioni potete farli mettere in sacchetti di carta 
  • ma non c'è alcun obbligo di comprarli! Se a casa avete già dei contenitori e dei sacchetti, portateli pure in negozio e fatevi mettere i vostri acquisti lì dentro
  • e non dovete nemmeno comprare quantità prestabilite!
  • è attivo il servizio di prenotazione via mail: basta scrivere all'indirizzo info@negozioleggero.it cosa vi serve, in che quantità e il negozio dove andrete a ritirarlo e i commessi vi prepareranno la spesa. Oppure potete passare dal negozio, lasciare i vostri contenitori da riempire e concordare il ritiro nei giorni successivi. 
I miei acquisti? 300 grammi di farfalline biologiche, due saponette, 1 sapone di Aleppo e due tipi di tisane (Fuoco di caminetto e Frutti rossi).

Sono davvero felice che esista un negozio del genere nelle mie vicinanze. E penso che qualunque persona attenta all'ambiente possa trovare nel Negozio Leggero una fantastica opportunità per vivere come vorrebbe: lontano dal bieco consumismo, facendo acquisti responsabili che gli permetteranno di non lasciarsi "dietro una scia di spazzatura, inquinamento e gas responsabili dell'effetto serra" (Un anno a impatto zero, pg. 73).
Spero che la gamma di prodotti disponibili venga ampliata sempre di più, magari introducendo anche frutta e verdura. Non trovate sia uno spreco assurdo dover mettere la frutta in quegli inservibili sacchettini di plastica, tipici dei supermercati?

Perché vi parlo proprio di Negozio Leggero dato che ci sono alcuni supermercati — come la Coop e l'Auchan — che propongono prodotti alla spina? Perché questi supermercati sono giganti (uno nemmeno italiano) che non hanno bisogno di ulteriore pubblicità.
Invece Negozio Leggero è una piccola realtà made in Italy nata "dall'esperienza dell’Ente di ricerca Ecologos e dal lavoro di Rinova s.c. per proporre al mercato un nuovo modo di fare la spesa: senza imballaggi, quindi più leggera" che merita di essere conosciuta.
I negozi in Piemonte sembrano funzionare alla grande, al punto che spesso vengono organizzati incontri e concorsi. A questo proposito vi segnalo il corso di "Cosmetica fai da te" al Negozio Leggero di Novara in programma giovedì 24 Novembre alle 19:30.
Il negozio di Orzinuovi, aperto da quasi un anno, ha invece bisogno di ingranare: forse la posizione periferica non aiuta, per questo voglio dare il mio piccolo contributo per farlo conoscere.

C'è bisogno di attività del genere per combattere contro il vorace sistema attuale non ecosostenibile.
"Dobbiamo scoprire processi di produzione, modi per generare energia e lavorare materiali che non danneggino in modo sostanziale il nostro pianeta" scrive Colin Beaven nel suo libro.
Ecco perché oggi ho voluto farvi scoprire Negozio Leggero.
Pensateci, anche nell'ottica della Settimana della riduzione dei rifiuti che si tiene dal 19 al 27 novembre.

martedì 4 ottobre 2011

Comma ammazza-blog: un post a Rete unificata #noleggebavaglio

Anch'io aderisco all'appello di ValigiaBlu che invita «i blogger, chi frequenta e "abita" la rete a condividere, postare (anche su facebook e su twitter), diffondere lo stesso post come segnale di protesta contro il comma 29, cosiddetto ammazza-blog».

ECCO IL TESTO DA DIFFONDERE

Cosa prevede il comma 29 del ddl di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma ammazzablog?
Il comma 29 estende l’istituto della rettifica, previsto dalla legge sulla stampa, a tutti i “siti informatici, ivi compresi i giornali quotidiani e periodici diffusi per via telematica”, e quindi potenzialmente a tutta la rete, fermo restando la necessità di chiarire meglio cosa si deve intendere per “sito” in sede di attuazione.


Cosa è la rettifica?
La rettifica è un istituto previsto per i giornali e le televisione, introdotto al fine di difendere i cittadini dallo strapotere di questi media e bilanciare le posizioni in gioco, in quanto nell’ipotesi di pubblicazione di immagini o di notizie in qualche modo ritenute dai cittadini lesive della loro dignità o contrarie a verità, questi potrebbero avere non poche difficoltà nell’ottenere la “correzione” di quelle notizie. La rettifica, quindi, obbliga i responsabili dei giornali a pubblicare gratuitamente le correzioni dei soggetti che si ritengono lesi. 


Quali sono i termini per la pubblicazione della rettifica, e quali le conseguenze in caso di non pubblicazione?
La norma prevede che la rettifica vada pubblicata entro due giorni dalla richiesta (non dalla ricezione), e la richiesta può essere inviata con qualsiasi mezzo, anche una semplice mail. La pubblicazione deve avvenire con “le stesse caratteristiche grafiche, la stessa metodologia di accesso al sito e la stessa visibilità della notizia cui si riferiscono”, ma ad essa non possono essere aggiunti commenti. Nel caso di mancata pubblicazione nei termini scatta una sanzione fino a 12.500 euro. Il gestore del sito non può giustificare la mancata pubblicazione sostenendo di essere stato in vacanza o lontano dal blog per più di due giorni, non sono infatti previste esimenti per la mancata pubblicazione, al massimo si potrà impugnare la multa dinanzi ad un giudice dovendo però dimostrare la sussistenza di una situazione sopravvenuta non imputabile al gestore del sito.


Se io scrivo sul mio blog “Tizio è un ladro”, sono soggetto a rettifica anche se ho documentato il fatto, ad esempio con una sentenza di condanna per furto?
La rettifica prevista per i siti informatici è quella della legge sulla stampa, per la quale sono soggetti a rettifica tutte le informazioni, atti, pensieri ed affermazioni ritenute dai soggetti citati nella notizia “lesivi della loro dignità o contrari a verità”. Ciò vuol dire che il giudizio sulla assoggettabilità delle informazioni alla rettifica è esclusivamente demandato alla persona citata nella notizia, è quindi un criterio puramente soggettivo, ed è del tutto indifferente alla veridicità o meno della notizia pubblicata.


Posso chiedere la rettifica per notizie pubblicate da un sito che ritengo palesemente false?
E’ possibile chiedere la rettifica solo per le notizie riguardanti la propria persona, non per fatti riguardanti altri.


Chi è il soggetto obbligato a pubblicare la rettifica?
La rettifica nasce in relazione alla stampa o ai telegiornali, per i quali esiste sempre un direttore responsabile. Per i siti informatici non esiste una figura canonizzata di responsabile, per cui allo stato non è dato sapere chi sarà il soggetto obbligato alla rettifica. Si può ipotizzare che l’obbligo sia a carico del gestore del blog, o più probabilmente che debba stabilirsi caso per caso.


Sono soggetti a rettifica anche i commenti?
Un commento non è tecnicamente un sito informatico, inoltre il commento è opera di un terzo rispetto all’estensore della notizia, per cui sorgerebbe anche il problema della possibilità di comunicare col commentatore. A meno di non voler assoggettare il gestore del sito ad una responsabilità oggettiva relativamente a scritti altrui, probabilmente il commento (e contenuti similari) non dovrebbe essere soggetto a rettifica.


@valigia blu - riproduzione consigliata

martedì 27 settembre 2011

Aiutiamo l’Accademia della Crusca

In questi giorni di grandi manovre finanziarie, l’Accademia della Crusca ha rischiato grosso.

Sembrava di assistere a un mortale gioco delle sedie dove, sulle note di una musica drammatica, chi non riusciva a sedersi in tempo veniva tagliato fuori.
Infatti, inizialmente, la Crusca è stata condannata al patibolo in compagnia di altre organizzazioni culturali e di ricerca con meno di 70 impiegati e ridotta a istituto di ricerca privato con fine istituzionale chiaramente pubblico; poi il governo le ha gettato la scialuppa di salvataggio.
Ma domani, chissà.

Purtroppo l’instabilità della situazione attuale e la scarsa considerazione di cui gode la cultura nel nostro Paese (nonostante gli spot turistici si affannino a promuovere l’Italia come il paradiso dell’arte, della cultura, della storia e della gastronomia) non permette alla Crusca di dormire sogni tranquilli.

Ma noi possiamo aiutarla a rimanere a galla, aderendo all'appello lanciato insieme al Sole 24 Ore.
Le modalità di sostegno sono diverse e sicuramente troverete quella che fa più al caso vostro.
Io sono indecisa tra il bonifico bancario e l’abbonamento al periodico La Crusca per voi.

E voi, amatori della lingua italiana, aiuterete la Crusca?

martedì 25 gennaio 2011

Ritorna l'indice dei libri proibiti in Italia


Questo è un blog nato per i libri, per difendere e per promuovere la lettura, per tenere traccia delle mie letture e, magari, invogliarvi a lasciarvi trasportare da romanzi e racconti tramite le mie recensioni.

Per cui, anche se mi trovo nel clou della sessione invernali degli esami (a proposito: meno 2!) e un po' sotto pressione per la tesi (un capitolo approvato, un altro in attesa di approvazione), non posso spendere due parole su un fatto veramente scandaloso di cui sono venuta a conoscenza tramite Lipperatura, il blog di Loredana Lipperini: nella provincia di Venezia è ritornato di moda L'indice dei libri proibiti!
Pensavate che queste pratiche medievali fossero destinate a rimanere confinate in un passato oscurantista e che solo personaggi folli come Hitler fossero in grado di mettere al rogo dei libri?
E pensavate male perché l’assessore alle attività culturali della provincia di Venezia, tale Raffaele Speranzon, appartenente al Popolo della libertà (ahahahah, quale controsenso!), ha ordinato alle biblioteche del veneziano di:
  1. eliminare dagli scaffali i libri di tutti gli autori che nel 2004 firmarono un appello dove si chiedeva la scarcerazione di Cesare Battisti
  2. non organizzare iniziative con tali scrittori in quanto “persone sgradite”
Tra gli autori censurati ci sono la stessa Lipperini, Daniel Pennac, Vauro, Wu Ming. Per leggere una lista completa vi rimando a questa pagina di Lipperatura.
Ovviamente la blogosfera pullula di post e articoli sull'argomento, mentre alla televisione non ho ancora visto un telegiornale che abbia dedicato un servizio alla triste vicenda (forse solo il TG3 lo ha fatto, correggetemi se sbaglio). Per cui immagino che la maggior parte della gente continui a ignorare questa fiammata di fascismo o - peggio - che non gliene freghi proprio nulla, visto che la lettura non è sicuramente tra i primi pensieri degli italiani.

Molto meglio promuovere un tipo di cultura alla "Vacanze di Natale in **** (inserire una nazione del mondo a caso)" come nella foto (tratta dal blog Sanjuro), vero sig. Speranzon?
Una "cultura" fatta di tette e culi, di personaggi arroganti e ignoranti, di battute squallide che non fanno più ridere nessuno, di situazioni trash e di un'infilata di banalità che sono un insulto all'intelligenza dell'uomo. Vogliamo anche noi brindarci sopra, tenere la testa disimpegnata dai problemi del nostro Paese, preoccuparci solo di noi stessi fregandocene del prossimo, senza guardare mai al di là del nostro naso e lasciando che tutto vado al(lo) (s)fascio?
È questa la gente di cui ha bisogno l'Italia?



Io non ci sto. Sono tante le battaglie da combattere e questa è sicuramente una di queste. Per cui ho seguito il consiglio di Uomo in polvere e ho scritto a Speranzon (raffaele.speranzon@comune.venezia.it):
Fagli sapere che le biblioteche pubbliche sono un bene di tutti, non un bene privato di chi governa. Fagli sapere che in Italia è da molti secoli ormai che non si mettono più al bando i libri. Fagli sapere che oggi, in Italia, non c’è ancora posto per il nazismo.
E ora sono qui a scriverne, sperando che a qualcosa serva e che magari qualcuno, passando da queste parti, senta il mio stesso bisogno di protestare.


I created this blog because I love books and I want to promote reading.
So even if the last exams and the thesis put me under enormous pressure, I have to share my opinion with you about a shameful fact: in the province of Venice the List of Prohibited Books is back!

giovedì 13 gennaio 2011

Cara MaryStar...

Mi sono imbattuta in questo video tratto dall'ultima puntata di Ballarò, dove quella simpaticona della MaryStar ha sostenuto la seguente tesi: il corso di laurea in Scienza delle comunicazioni e similia (quindi immagino finiscano nel calderone anche Lettere, Filosofia, ecc.) sono inutili e bisognerebbe favorire le conoscenze tecniche e scientifiche.

Io sono laureata in Scienze della comunicazione e attualmente sono laureanda in Comunicazione ed editoria multimediale.
Quindi avrei passato 6 anni dilettandomi nello studio di schiocchezze? Posso buttare il mio diploma di laurea direttamente nella monnezza? Non sono di nessuna utilità al sistema economico perché le aziende non se ne faranno mai niente della mia vena comunicatrice? Sono allora un essere inutile, con un bagaglio di conoscenze altrettanto inutili e non potrò mai dare il mio contributo alla crescita del PIL?
Pare che io abbia sbagliato tutto nella mia vita e non troverò mai un lavoro! Forse avrei fatto meglio a seguire il consiglio di mia mamma (ex infermiera professionale) che desiderava tanto vedermi con il camice da medico o la divisa da infermiera.
Eppure è strano perché da ottobre sto svolgendo un tirocinio dove mi occupo di creare e sviluppare strategie di comunicazione online per le imprese (toh!).

Vorrei tanto dire alla Marystar di informarsi prima di dare aria alla bocca e di annotarsi i seguenti punti:
  • innanzitutto la dicitura esatta è Scienze della comunicazione
  • una laurea può esistere solo se è funzionale alla ricerca del lavoro ed è collegata allo sviluppo delle imprese? E' sicuramente un fattore importante, ma anche la cultura generale riveste un certo peso. A meno che non si aspiri a diventare un sottoprodotto della televisione berlusconiana
  • non tutte le ragazze e i ragazzi che frequentano Scienze della comunicazione aspirano a diventare le prossime sculettanti veline di Striscia la notizia o i nuovi concorrenti dell'ennesima insulsa edizione del Grande fratello
  • lo sa che quando lei parla e scrive in qualità di Ministro dell'Istruzione sta facendo comunicazione politica e che questa è materia di studio?
  • io, tra i tanti esami dati, ho sostenuto anche economia, comunicazione pubblica e istituzionale, comunicazione aziendale. Sono insegnamenti legati al suo tanto adorato mondo dell'impresa che, senza un adeguato progetto di comunicazione, di marketing e di pubblicità, non potrebbe esistere. E' proprio sicura che i comunicatori non servano alle aziende?
  • si rende conto che la comunicazione è uno dei pilastri su cui si fonda l'impero del suo capo, alias il Banana?
  • "Questi attacchi, gratuiti e populisti, non fanno altro che denigrare il 
nostro futuro lavoro, facendosi che le aziende non paghino quanto dovuto
 per il lavoro svolto e vengano 
privilegiati laureati in economia che si occupino di marketing e in 
parte di ufficio stampa e altro" (dal post Continuano gli attacci a Scienze della Comunicazione... Stiamo tutti a guardare? di Giancarlo Camoirano)
  • ovunque, nel mondo, si sottolinea il ruolo essenziale della comunicazione, mentre in Italia sembra passare un messaggio che puzza di vecchio e stantio: l'attività manuale e fisica è il vero lavoro, mentre l'attività intellettuale è cazzeggiare
  • è consapevole che non sono solo i comunicatori a incontrare enormi difficoltà nel trovare un'occupazione, ma si tratta di un problema che assilla gli studenti di molte altre facoltà? Conosco personalmente molti architetti, geologi, letterati, linguisti, storici, economisti e filosofi precari alle prese con stage, tirocini e collaborazioni spesso sottopagati (quando va bene) o senza aver trovato un posto dal giorno della laurea. Le uniche persone che conosco e hanno un contratto a tempo indeterminato sono due mie amiche laureate rispettivamente in tecniche della riabilitazione psichiatrica e fisioterapia e i miei amici laureati in informatica. Cosa facciamo, tutti a curare i pazzi e traumi ossei oppure a programmare in C?
  • i fancazzisti non vegetano solo nelle facoltà di Scienze della comunicazione. Sono ovunque e spesso dopo il primo anno accademico mollano la barca oppure si trascinano per anni
Concludo riportando un passaggio del post di Gennaro Carotenuto, ricercatore, insegna Storia del giornalismo e dei nuovi media ed è autore di Giornalismo partecipativo. Storia critica dell’informazione al tempo di Internet:
Nelle facoltà di Scienze della Comunicazione gli studenti non si preparano solo alle professioni della comunicazione di massa, d’impresa, pubblicitaria. Apprendono a pensare la comunicazione come plurale e partecipativa. Acquisiscono strumenti che permettono loro di inventare nuovi media altri. Studiano per innovare forme, tecniche e contenuti rispetto al format da pensiero unico sul quale si regge il modello. Lavorano per fare comunicazione e informazione con la propria testa e non per compiacere qualcuno.
Nel latifondo mediatico berlusconiano si fa carriera col conformismo, l’omologazione, il servilismo. La colpa dell’Università pubblica (e delle Facoltà di Scienze della Comunicazione che Gelmini vorrebbe eliminare) è di offrire strumenti per stare con la schiena dritta ed insegnare a pensare e comunicare che esistono altre vie.

martedì 14 dicembre 2010

Petizione contro gli aumenti tariffari al trasporto pubblico e la riduzione delle corse in Lombardia

Stasera il treno delle 17e35 da Treviglio e diretto a Cremona ha accumulato un'ora di ritardo a causa del crollo della linea aerea (avvenuto verso le 16 del pomeriggio) nella stazione di Cremona. Di conseguenza i treni di quella tratta a binario unico hanno subito ritardi e soppressioni, in quanto non era possibile andare oltre Crema.
Insulti e improperi da parte dei viaggiatori non si sono sprecati, soprattutto quando è stato annunciato che il treno proveniente da Milano Porta Garibaldi per Cremona delle 18e14 sarebbe invece partito subito. Quindi tutti giù dal treno dove - bisogna ammetterlo - si stava al calduccio per salire su quello "milanese" che, invece, era congelato. Giubbotti, sciarpe, cappelli e guanti erano d'obbligo per non finire in ipotermia.

Si parla tanto di treni ad alta velocità, di frecce rosse e rosa, di costruzione di reti che collegano città poste a migliaia di chilometri di distanza; ma ai pendolari che si spostano quotidianamente su tratte brevi non ci pensa nessuno?
Nessuno sembra avere il minimo di riguardo nei confronti di quelle persone che si affidano al mezzo pubblico per evitare di rendere le strade ulteriormente ingorgate e invivibili; che - consapevolmente o meno - rendono questo pianeta un po' meno inquinato; che vogliono evitare lo stress del guidatore rinchiuso nell'angusto abitacolo di una macchina; che desiderano sfruttare tutte le possibilità offerte dal treno (dormire, leggere, ascoltare la musica, fare un cruciverba, parlare e ridere con il compagno di viaggio, godersi il panorama dal finestrino, ecc.) e che sono difficilmente praticabili in macchina.

Anzi, sembra che ai piani alti si divertano un mondo a mettere i pendolari sempre più in difficoltà.
Basta vedere cosa sta succedendo attualmente nella mia Regione, la Lombardia, dove è in arrivo una grossa stangata tariffaria e tagli ai trasporti ferroviari. L'assessore Cattaneo, infatti, ha proposto tagli ai servizi sino al 12% e aumenti tariffari del 25% con punte sino al 30% per la corsa semplice!
Ma questo personaggio dall'evidente acume, ha una minima idea delle condizioni pietose dei treni lombardi e dei disagi che si ripercuotono ogni santissimo giorno sui pendolari? Credo proprio di no, forse perché se ne va in giro con la sua bella auto blu sputa scarichi inquinanti a tradimento.

Alcuni cittadini si sono attivati e hanno creato una petizione nazionale contro questo scempio all'italiana.
Vi invito ovviamente a firmala e a diffonderla il più possibile.
Io ne sono venuta a conoscenza grazie a un volantino che mi è stato consegnato in stazione che così recita:
La petizione è nazionale, perché quello dei tagli alle risorse è un problema che riguarda tutte le regioni e tutte le modalità: treni, autobus, tram, urbani ed extraurbani. Il fatto che molte regioni non si esprimano non deve infatti essere assolutamente ritenuto tranquillizzante.
Sinceramente non riesco a capire l'ottusità di coloro che stanno ai vertici e che prendono decisioni di questo tipo, andando contro gli interessi di tutti e dell'ambiente. Un maggior utilizzo dei treni (e di tutti gli altri mezzi pubblici) da parte dei cittadini significherebbe un calo delle emissioni di gas serra, minor traffico sulle strade, meno stress, più serenità e volti sorridenti!

Ecco quello che vorrei:
  • più treni (possibilmente efficienti e in orario) sul raggio breve
  • stazioni confortevoli
  • reti rinnovate
  • più pulizia
  • temperature sopportabili sulle vetture
  • la possibilità di portare la bici sul treno senza pagare (come già avviene in Liguria)
  • treni integrati con gli altri servizi di trasporto
  • tariffe adeguate al servizio offerto
Sogno realizzabile o semplice utopia?

lunedì 1 novembre 2010

Il mare nero / The black sea


Vedere Report ieri sera è stato - come al solito - destabilizzante per il mio equilibrio e ha generato alti livelli di incazzatura. Inoltre ha risvegliato il mio spirito ecologista e ambientalista che si era un po' sopito negli ultimi mesi.
Se anche voi avete avuto modo di vedere questa puntata dedicata all'ambiente, credo sappiate bene di cosa sto parlando; invece se non avete avuto la possibilità di assistere alla diretta, vi prego di ritagliarvi un po' di tempo per voi stessi e di guardarla sul sito della trasmissione, dove potete anche leggere il testo integrale.

Intanto eccovi un breve riassunto.
Tema della serata è stato il (dannato!) petrolio, causa di tanti disastri ambientali - tra cui l'ultimo in ordine di tempo, devastante, quello avvenuto nel Golfo del Messico - e causa anche di sconvolgimenti e deturpazioni del territorio. Purtroppo, come viene sostenuto nel sito di Report:
"il petrolio è ancora oggi una fonte di energia insostituibile [...]; dovremo farci i conti almeno per altri 100 anni. Ma la ricerca, la trivellazione, l’estrazione e il trasporto pongono continuamente a rischio l’ambiente in cui viviamo soprattutto se il danno provocato da uno sversamento di petrolio avviene in acqua."
Per far capire la pericolosità del petrolio sull'ambiente e sulla nostra salute, la squadra di Report è andata a capire come funziona una piattaforma petrolifera e si è recata su Vega, la più grande piattaforma italiana gestita da Edison e Eni che estrae petrolio al largo delle coste siciliane.
Dalla Sicilia si sono spostati nella Louisiana - lo Stato statunitense più colpito dal disastro petrolifero che ha avuto inizio il 20 aprile 2010 a causa di una falla alla piattaforma petrolifera Deepwater Horizon situata nel Golfo del Messico - su cui i riflettori dell'informazione italiana si sono spenti non appena è stato trovato il modo di chiudere il pozzo, come se così il problema fosse stato risolto senza particolari danni. Data la scarsa informazione sulla vicenda, i giornalisti di Report hanno deciso di capire quali sono le conseguenze della fuoriuscita di circa 5 milioni di barili e di cui solo il 60% è stato recuperato o bruciato.

Data la poca disponibilità e le ristrettissime misure di sicurezza, il team si è spostato nuovamente in Italia, questa volta in Liguria, alla ricerca delle risposte non trovate negli USA. E ho scoperto che l'11 aprile 1991, la petroliera Midforth Haven si è incendiata nel porto di Genova, causando la morte di cinque persone e la dispersione in mare di enormi quantità di greggio. Si tratta della più grave catastrofe ambientale del Mediterraneo.
Dopo quasi vent'anni da quel giorno, in che stato verseranno i fondali tra Genova e Savona?
Sarà come ha detto il responsabile Edison della piattaforma Vega che, rispondendo alla domanda di Sigfrido Ranucci ("Se io andassi per esempio in Liguria, dove vent'anni fa è affondata la petroliera Haven, sui fondali non trovo più nulla?"), ha detto che:
"Ma sicuramente, dalle notizie così che arrivano sembra addirittura che ha ripreso con maggiore bellezza lo stato del fondo marino, del relitto sommerso l'ambiente, la flora è stata tutta ripristinata senza nessuna traccia d'inquinamento."
Già detta così a me sembrava una grande, gigantesca, strepitosa cazzata ed infatti l'inchiesta di Report ha confermato i miei sospetti.
A bordo di un peschereccio, è stato mostrato come anche lontano dall'area tuttora inquinata ciò che le reti catturano sono quantità industriali di fango misto a petrolio melmoso, depositatosi ovunque e che sporca la fauna e la flora marina.
Si scopre infatti che i fondali non sono mai stati bonificati nonostante la legge sull’ambiente del ’98 lo imponesse e che nessuno, in vent'anni, ha educato i pescatori a conservare il catrame catturato dalle reti per poi riportarlo a riva per essere smaltito. Se questo piccolo sforzo fosse stato fatto o se i pescatori fossero semplicemente ricorsi al buon senso, oggi gran parte dei fondali sarebbe pulita.
E invece no: i pescatori - ancora oggi! - buttano tutto ciò che non è pesce in acqua; quindi non solo il catrame, ma anche bottiglie, sacchetti, lattine e qualsiasi altro rifiuto abbandonato tra le acque. Ma il senso civico dove ce l'hanno?

Per ora mi fermo qui, il sangue già ribolle fin troppo a ripensare alle immagini di ieri sera!
Ma la puntata è andata oltre e, davvero, vi consiglio di vedervela tutta.



Yesterday night I watched Report (an independent journalistic TV program in Italy) and, as asual, after the end of the program, I was very pissed off. Moreover it has awoken my sleeping environmentalist spirit.

The subject of the episode was the damned oil, which is the cause of many environmental disasters, like the Gulf of Mexico oil spill in 2010.
To make people understand the dangerousness of oil for the environment and our health, the Report team went to Vega, the largest Italian oil rig run by Edison and Eni, which extracts oil off Sicily.

From Sicily the journalists went to Louisiana, one of the States that has to pay the consequences of the Deepwater Horizon oil spill, to show the damages caused by the release of about 4.9 million barrels of crude oil. As Wikipedia says, "the spill has caused extensive damage to marine and wildlife habitats as well as the Gulf's fishing and tourism industries".

Then the Report équipe came back to Italy and went to Liguria, a coastal region of north-western Italy, where there has been an oil disaster about 20 years ago. In 1991, while loaded with 1 million barrels of crude oil, the oil tanker named Milford Haven exploded, caught fire and sank off the coast of Genoa, killing six people and flooding the Mediterranean with up to 50,000 tonnes of crude oil.
It's the most serious environmental catastrophe in the Mediterranean and, after 20 years, the consequences are still there: the marine environment is still now seriously damaged and polluted.

Now I have to stop because remembering last night episode makes my blood boil!

sabato 24 luglio 2010

Appello contro la legge bavaglio!

Sottoscrivo anche io la lettera appello preparata da Guido Scorza e indirizzata ai nostri scellerati legislatori.

Al Presidente della Camera, On. Gianfranco Fini
Al Presidente della Commissione Giustizia della Camera dei Deputati, On. Giulia Bongiorno
Ai Capi-gruppo alla Camera dei Deputati
A tutti i Deputati

La decisione con la quale, lo scorso 21 luglio, il Presidente della Commissione Giustizia della Camera, On. Giulia Bongiorno, ha dichiarato inammissibili gli emendamenti presentati dall’On. Roberto Cassinelli (PDL) e dall’On. Roberto Zaccaria (PD) al comma 29 dell’art. 1 del c.d. ddl intercettazioni costituisce l’atto finale di uno dei più gravi – consapevole o inconsapevole che sia – attentati alla libertà di informazione in Rete sin qui consumati nel Palazzo.

La declaratoria di inammissibilità di tali emendamenti volti a circoscrivere l’indiscriminata, illogica e liberticida estensione ai gestori di tutti i siti informatici dell’applicabilità dell’obbligo di rettifica previsto dalla vecchia legge sulla stampa, infatti, minaccia di fare della libertà di informazione online la prima vittima eccellente del ddl intercettazioni, eliminando alla radice persino la possibilità che un aspetto tanto delicato e complesso per l’informazione del futuro venga discusso in Parlamento.

Tra i tanti primati negativi che l’Italia si avvia a conquistare, grazie al disegno di legge, sul versante della libertà di informazione, la scelta dell’On. Bongiorno rischia di aggiungerne uno ulteriore: stiamo per diventare il primo e l’unico Paese al mondo nel quale un blogger rischia più di un giornalista ma ha meno libertà.

Esigere che un blogger proceda alla rettifica entro 48 ore dalla richiesta – esattamente come se fosse un giornalista – sotto pena di una sanzione fino a 12.500 euro, infatti, significa dissuaderlo dall'occuparsi di temi suscettibili di urtare la sensibilità dei poteri economici e politici.

Si tratta di uno scenario anacronistico e scellerato perché l’informazione in Rete ha dimostrato, ovunque nel mondo, di costituire la migliore – se non l’unica – forma di attuazione di quell'antico ed immortale principio, sancito dall’art. 19 della dichiarazione Universale dei diritti dell’Uomo e del cittadino, secondo il quale “Ogni individuo ha il diritto alla libertà di opinione e di espressione, incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”.

Occorre scongiurare il rischio che tale scenario si produca e, dunque, reintrodurre il dibattito sul comma 29 dell’art. 1 del ddl nel corso dell’esame in Assemblea, permettendo la discussione sugli emendamenti che verranno ripresentati.

L’accesso alla Rete, in centinaia di Paesi al mondo, si avvia a divenire un diritto fondamentale dell’uomo, non possiamo lasciare che, proprio nel nostro Paese, i cittadini siano costretti a rinunciarvi.

L’appello si può già firmare sulla Pagina Facebook “No Bavaglio alla Rete” cliccando ”mi piace”.
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venerdì 11 giugno 2010

No alla legge bavaglio!


Raccolgo l'appello di Articolo 21 e vi invito a sottoscriverlo per dire NO, NON CI STO all'ennesimo tentativo berlusconiano di tenere al guinzaglio l'informazione.
"Con la legge bavaglio si compie un autentico delitto contro lo stato di diritto. Si sta realizzando l'antico sogno della Loggia P2 di oscurare i poteri di controllo. Non basta più indignarsi, per questo è necessario promuovere immediatamente una grande, unitaria manifestazione nazionale contro la macelleria politica e sociale in atto."
Riporto alcuni passaggi del testo scritto da Giuseppe Giulietti sempre su Articolo 21, di cui condivido ogni singola parola:
Con questa norma si è cambiata la Costituzione e si è sferrato un colpo mortale al diritto di cronaca e al ruolo e alla funzione della magistratura.
Stiamo entrando a passo di carica nel nuovo regime, una sorta di repubblica presidenziale autoritaria a telecomando unificato, nella quale informazione, giustizia, sindacati, parlamento, sono ridotti a larve che formalmente potranno mantenere l’antico aspetto, ma in realtà saranno state svuotate da ogni reale funzione di contrappeso e di controllo dell’esecutivo e delle sue azioni.
[...]
Non gli basta la legge bavaglio, vuole un grande immenso bavaglio, un grande e tombale silenzio, un enorme e funereo palcoscenico sul quale possa esibirsi da solo, magari accolto da una base registrata con tanto di inni, cori, applausi.
Allora non possiamo aspettare che la nottata passi, dobbiamo accorciare i tempi, accendere i lumi, portare le torce laddove vorrebbero il buio.
Ciascuno faccia quello che può, ma non rinunci alla azione individuale.
Non restiamo in attesa del grande evento o peggio di quello che faranno o non faranno i finiani, pensiamo a quello che faremo noi.
Possiamo listare a lutto i nostri siti e i nostri blog, come ha deciso di fare Articolo 21 e come stanno facendo tanti altri aderendo alla nostra iniziativa.
Possiamo aprire i giornali con una pagina bianca, come ha scelto di fare Repubblica
Possiamo far precedere o far seguire ogni servizio radio o tv dalla scritta ”Questo servizio non potrà più essere trasmesso se e quando sarà approvata la legge bavaglio..”.
Possiamo aprire un sito all’estero, come ha deciso di fare il Fatto, per far impazzire il censore.
Possiamo impegnarci a pubblicare tutto il materiale di rilevanza sociale e di interesse pubblico, intercettazioni comprese, non solo sui siti e sui blog, ma persino sulle bacheche, sui vecchi giornali murali, sulle lenzuola, sui palcoscenici teatrali, come hanno suggerito le ragazze e i ragazzi della rete degli studenti e della unione degli universitari.
Possiamo fare e faremo mille altre cose, in Europa e in Italia, sino a quando non riusciremo a cancellare questa legge vergogna e a mandare a casa i mandanti e gli esecutori.
Per raggiungere questo obiettivo occorre, tuttavia, la capacità di riunire quanti nei partiti , nei sindacati, nelle associazioni hanno a ancora a cuore lo stato di diritto e la costituzione.
Le generose e sacrosante iniziative che noi stessi abbiamo proposto hanno bisogno di essere sostenute da un ampio, forte, unitario movimento di popolo capace di contrastare senza soluzione di continuità la macelleria sociale e quella dei diritti, i tagli e i bavagli.
Abbiamo bisogno che tutte queste azioni siano concordate e condivise, senza gelosie, senza ripicche, senza protagonismi che potrebbero rivelarsi rovinosi.
Articolo 21 lavorerà con la consueta determinazione per mettere insieme il più vasto schieramento possibile, per allargare il già grandissimo fronte che diede vita alla manifestazione del tre ottobre scorso in piazza del popolo, a Roma.
Per queste ragioni parteciperemo martedì prossimo all’ assemblea convocata dalla federazione della stampa e mercoledì 16 giugno, alle ore 18, al circolo della Camera dei deputati, via dei Campi sportivi 5, Roma, ci ritroveremo per la assemblea nazionale di articolo 21 che sarà aperta a chiunque vorrà condividere con noi questo percorso di lotta e di impegno civile.

Allora forza, rimbocchiamoci le maniche e facciamo qualcosa per cambiare la situazione!
Non possiamo stare semplicemente a guardare mentre la democrazia per cui i nostri avi hanno lottato e i nostri principali diritti vengano calpestati!
Certo non è semplice: il senso di impotenza che noi "comuni mortali" sentiamo è schiacciante; inoltre credo che ormai la maggioranza della gente sia completamente sfiduciata nei confronti di quei soggetti che, in teoria, ci dovrebbero difendere.
Anch'io, spesso, ho l'idea che sia una battaglia persa in partenza e che non posso fare niente per cambiare il corso degli eventi. Loro sono troppo potenti; io solo un pesciolino nell'oceano.
Ma forse, se davvero abbiamo a cuore la libertà di informazione di questo Paese e ci uniamo in un coro unanime, possiamo smuovere le acque. Dobbiamo almeno provarci.
Iniziamo con il mettere a lutto i nostri siti e i nostri blog, a far girare la voce sui social network, tra le nostre conoscenza, tra la gente, manifestiamo, indigniamoci pubblicamente.

Come Lorella Zanardo ricorda sul suo blog:
In questa generazione ci pentiremo non solo per le parole e le azioni odiose delle persone cattive, ma per lo spaventoso silenzio delle persone buone.

- Martin Luther King
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