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lunedì 30 settembre 2013

Alla fine di un lungo inverno


Fino a poco tempo fa liquidavo l’anoressia come una fissazione per la perfetta forma fisica portata alle estreme conseguenze, probabilmente influenzata dall’imperativo moderno della magrezza delle donne.
Certo, i modelli estetici attuali non sono senza macchia: ogni giorno ci vengono sbattute in faccia le immagini di modelle scheletriche, di showgirl con culi e tette perfette (anche se magari sono il frutto della mano di un chirurgo) e di modelli statuari. La pressione dei media non è indifferente e persino la donna più forte del mondo difficilmente riesce a sottrarsi a paragoni mortificanti.

Il libro di Emma Woolf ha il merito di avermi aperto gli occhi su un problema che, in realtà, è molto più complesso e che non può essere ridotto così superficialmente:
“Allora di cosa si tratta? Davvero, non lo so… È una dipendenza e una compulsione, un disturbo mentale e un espediente, la migliore amica e la peggior nemica, una lotta fra corpo e anima. L’anoressia è una malattia che prende vita propria e si nutre di se stessa fino a far morire di fame chi ne soffre. È una voce interiore che non tace mai, mai.” (pg. 11)
Quindi ridurre l’anoressia a una stupida ossessione per la magrezza è inappropriato; si tratta invece di una malattia mentale dalle mie sfaccettature, difficile da comprendere se non si è mai sofferto di disturbi alimentari.
Infatti, anche dopo questa lettura, ammetto che alcuni aspetti dell’anoressia mi rimangono difficili da cogliere. Non riesco a capire perché una persona debba privarsi del piacere del cibo e pensare che “Ogni boccone era una maledetta agonia. Ogni volta che pensavo a nutrirmi mi sentivo ingorda e avevo la sensazione di non meritarlo. Era un inferno.”. Non riesco a capire come sia possibile ridursi al punto di non trovare conforto nel riposo notturno perché le ossa non hanno alcuna protezione ad attutire il contatto con il materasso. Non riesco a capire come si possa trovare sollievo nella fame e come il vuoto nel corpo possa aiutare a sentirsi vigili e concentrati (se il mio stomaco incomincia a gorgogliare, io non trovo pace finché non metto qualcosa sotto i denti!).

Con questo libro, Emma Woolf cerca di farci entrare nel complesso mondo di un’anoressica, mettendosi a nudo pubblicamente e condividendo la sua lotta contro questo mostro.
Arrivata a 32 anni e malata dai 19, la pronipote della famosa Virginia Woolf decide di darci un taglio:
“Forse è semplice: sono stufa dell’anoressia. È spossante combattere contro se stessi ogni minuto del giorno, ogni giorno. Sono stanca di combattere questa battaglia solitaria contro me stessa. Voglio andare avanti con la mia vita, voglio avere un figlio. Sono stufa della trappola dell’anoressia.” (pg. 8)
Il desiderio di diventare madre è il fattore scatenante per Emma: se continuerà sulla strada dell’anoressia, il suo ventre non potrà mai ospitare un’altra vita e, di conseguenza, anche la sua relazione con il fidanzato Tom rischia di sgretolarsi.
Nonostante l’obiettivo importante, il percorso è tortuoso: l’anoressia è tosta e bastarda, e i suoi lunghi tentacoli riescono a trascinarti sul fondo non appena fai un piccolo passo in avanti.
Alla fine Emma riuscirà a dire addio alla sua “migliore amica” e “peggior nemica”?

Stelline: 4

Dettagli
"Alla fine di un lungo inverno - Come l'amore mi ha liberata dalla prigione dell'anoressia"
di Emma Woolf
Editore: TEA
Data di pubblicazione: 2013
Pg. 249
Prezzo: 14,00€

martedì 9 luglio 2013

Adesso basta


Ho incontrato Simone Perotti per la prima volta in TV: la pubblicità della sua trasmissione, Un’altra vita, suscitò subito il mio interesse perché trattava temi a me cari come la decrescita e il minimalismo. E in effetti le puntate trasmesse su RAI5 mi erano piaciute molto, con i racconti di persone che vivono in modo non convenzionale.

Ho così iniziato a interessarmi al personaggio di Simone Perotti, scoprendo alcuni punti in comune: anche lui, come me, lavorava nel campo della comunicazione (con il piccolo particolare che lui stava ai vertici, mentre io sono l’ultima ruota del carro).
Anche lui, stanco di una vita fatta di molta apparenza e poca sostanza, ha deciso di voltare pagina (la sottoscritta, invece, è ancora inchiodata alla scrivania e, per il momento, si limita a fantasticare una vita diversa).

Adesso basta doveva rappresentare un ulteriore passo verso Perotti... ma che delusione!

Nulla da obiettare sui ragionamenti e le divagazioni della prima parte del libro; anzi, mi sono spesso ritrovata ad annuire come una forsennata leggendo le sue parole.
Credo che la maggior parte delle persone concorderà nel dire che “Con la salute, con la pace, col benessere, è sopraggiunta anche l'alienazione, l'omologazione (e adesso anche l'insicurezza), e sembra che non vi sia alternativa a una vita spesa a lavorare, produrre, indebitarsi, consumare, ripetere gesti privi di senso, per troppo tempo, per una vita intera”.
Molto probabilmente molti di voi avranno una sensazione di déjà vu nel leggere la routine di una tipica giornata di lavoro: ore passate imbottigliati nel traffico, imprecando contro il furbetto di turno che ti taglia la strada o quello addormentato che non parte a razzo non appena scatta il verde del semaforo; poi 10 o 12 ore di lavoro (perché se ti “limiti” alle canoniche 8 ore sei uno scansafatiche); e infine di nuovo nel casino della via del ritorno “per chiudere la giornata tardi, ansimante, privo d’ogni residua energia, un giorno ancora, come ieri, per ricominciare domani, e ancora, ancora, forse per sempre”.
Angosciante, no?!

Quindi procedi con la lettura per capire qual è la ricetta di Perotti; chiudi un occhio (anzi, tutti e due) quando tra le righe emerge un fare spocchioso e irritante perché intanto, prima o poi, verrà svelata la via verso la libertà.

Ma poi leggi i suoi esempi pratici di cambiamento di vita e ti cascano le palle perché vengono prese in considerazione solo persone che guadagnano 3.500€ al mese oppure 5.500€.
Le palle ti si staccano completamente quando leggi che, secondo Perotti, persone con queste entrate sono “abbastanza comuni, con due buoni stipendi ma non certo ricchi”.
E allora la sensazione di déjà vu si trasforma in sensazione di presa per il cul.

Ah, e se invece sei un morto di fame che guadagna 1.000€, prega che la nonna schiatti presto in modo che ti lasci in eredità la sua casa oppure punta ancora più in alto e spera che i tuoi genitori abbiamo dimenticato i tuoi fratelli nel testamento. A quel punto, decresci pure.

Cari redattori di Chiare Lettere, vi pregherei di mettere una noticina in copertina in modo da evitare altre incazzature:
Adesso basta - Filosofia e strategia di chi ce l’ha fatta*
*grazie a uno stipendio da manager. Astenersi poracci.

Stelline: 2

Dettagli
"Adesso basta - Lasciare il lavoro e cambiare vita: filosofia e strategia di chi ce l'ha fatta"
di Simone Perotti
Editore: Chiarelettere
Data di pubblicazione: 2009
Pg. 208
Prezzo: 14,00€

martedì 29 maggio 2012

Oltre le porte del tempo


Mi sono piaciuti molto Molte vite, un solo amore e Messaggi dai maestri, mentre questo Oltre le porte del tempo manco un po'!

Un'ammucchiata di storie, sparate una dopo l'altra, senza nemmeno il tempo necessario per metabolizzare e riflettere.
Non sarebbe stato meglio analizzare qualche storia significativa e sviscerarla per filo e per segno?

E invece no!
L'autore ci infila una storia dietro l'altra facendo passare il messaggio che con due/tre sedute al massimo chiunque possa guarire dalle proprie malattie, superare fobie, risolvere ricordi infantili traumatici e ricucire le proprie ferite.
Basta prendere mezzo chilo di trance ipnotica, aggiungere 200 grammi di terapia della regressione, una grattatina di visualizzazione delle vite passate e guarnire con un pizzico di bambino interiore... et voilà!
Tutti i vostri problemi si risolveranno, riuscirete a vederli sotto una nuova prospettiva (cioè si riveleranno essere una gran cazzata), diventerete i nuovi Gandhi del ventunesimo secolo e darete una svolta alla vostra vita!

Con Weiss dite addio a chili di troppo, attacchi d'ansia, odio per un padre che vi ha violentato da bambina, allergie respiratorie, asma, mal di testa cronico...
Bastano poche sedute; ma non scordatevi la Mastercard!

lunedì 20 febbraio 2012

Cosa tiene accese le stelle


Credo che Cosa tiene accese le stelle sia capace di confortare anche il cuore più disperato e disilluso nei confronti dell'Italia.

So bene cosa significhi studiare sodo per realizzare il proprio sogno nel cassetto e poi, una volta ottenuto quel sudato pezzo di carta, non venire mai presa in considerazione seriamente. Quanti curricula mandati negli anni e quanti silenzi ho dovuto sopportare. Quanti colloqui affrontati con il cuore in gola, quanta fibrillazione nell'attendere la sospirata chiamata... e quante aspettative infrante.
Aggiungiamoci poi un paio di esperienze pagate miseramente e poco appaganti, e il gioco è fatto.

La disillusione mi aveva completamente vinta.
A settembre 2011 ero pronta a fare le valigie, lasciandomi alle spalle questo Paese in cancrena per cercare di realizzare altrove il mio progetto di vita. Destinazione: Londra.

E invece è avvenuto un "miracolo": sono stata scelta da un'agenzia di comunicazione digitale internazionale per svolgere il lavoro a cui tanto aspiravo.
E oggi posso dire di essere felice e di sentirmi gratificata per il mio lavoro.

Forse, allora, c'è una possibilità per tutti? O sono solo una delle poche fortunate?
Non saprei rispondere a questa domanda. So solo che serve moltissima costanza e tantissimo coraggio per andare avanti. E questo libro vi aiuterà a non arrendervi. Deporre le armi e lasciarsi andare alla rassegnazione generale sarebbe molto più facile. Ma non fatelo!
Leggete le note che ho voluto appuntare per poter dare almeno un briciolo di ottimismo a chi si sente con il culo per terra (e anche per rincuorare me stessa nei momenti bui).
«Oggi viviamo tempi cupi, sarebbe ridicolo negarlo: la crisi economica si sta mangiando risparmi e sicurezze costruite in generazioni, il Paese scivola sempre più verso posizioni di irrilevanza, la nostra crescita è risicata e l'offerta di posti di lavoro stentata, ma soprattutto la politica è completamente incapace di alzare lo sguardo, indicare un progetto, proporre una via d'uscita. Viviamo tempi volgari, in cui mal si sopportano le regole, si insulta chi le dovrebbe far rispettare, e dove il principio di responsabilità sembra assolutamente passato di moda.
Ma se tutto questo provoca uno sconforto diffuso e comprensibile, non deve impedirci di vedere cosa abbiamo conquistato nel tempo, cosa siamo e cosa potremmo diventare. Non possiamo lasciarci paralizzare, disorientare e ipnotizzare dal peggio. Per riprendere coraggio, per trovare ossigeno, mi sono rimesso a viaggiare nella memoria. Chi lo fa si sente immediatamente più forte: se ce l'hanno fatta loro, possiamo farcela anche noi.»
Postilla per me: andare a comprare questo libro in libreria e conservarlo gelosamente nello scaffale dei preferiti. E, ovviamente, rileggerlo ogni volta che la frustrazione si fa strada.


Dettagli
"Cosa tiene accese le stelle"
di Mario Calabresi
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 2011
Pag. 130
Prezzo: 17,00€

lunedì 23 novembre 2009

Mal di zucchero


William Dufty è stato uno scrittore americano ed esperto di alimentazione naturale.


Negli anni '60, l'incontro con l'attrice Gloria Swanson - che poi diventerà sua moglie - gli permette di conoscere il mondo della macrobiotica e di scoprire la nocività dello zucchero.
Proprio su quest'ultimo argomento, nel 1975 Dufty ha scritto Sugar Blues, un libro veramente sconvolgente sulla dipendenza da zucchero.
Il saggio incrocia l'autobiografia di Dufty con la storia dello zucchero - dalla sua coltivazione nell'antichità alla sua massiccia produzione odierna da parte del settore dell'industria che mira a rendere e mantenere gli americani assuefatti allo zucchero (ma suppongo che lo stesso discorso possa essere fatto anche per l'Europa) - e le motivazioni scientifiche che comprovano il fatto che questo alimento sia uno dei mali più gravi della civiltà industriale moderna.


Lo zucchero bianco o saccarosio è un dolcificante economico, ma totalmente privo di sostanze nutritive, eliminate durante il processo della raffinazione.
"Nella raffinazione della canna da zucchero o della barbabietola tutte le vitamine, compresa la C, vengono eliminate. Invece lo zucchero naturale presente nella verdura e nella frutta fresche fornisce al corpo, tra le altre cose, la vitamina C".
(pg. 83)
Lo zucchero bianco ha un alto indice glicemico; è determinante nella formazione della carie; per essere metabolizzato, ruba le vitamine del gruppo B dal nostro corpo. Quando lo assumiamo, ingeriamo solo calorie vuote.
"Lo zucchero raffinato è letale per gli esseri umani in quanto fornisce quelle che i dietologi chiamano calorie vuote o nude. Per di più, esso è peggio di niente, perché porta via al corpo vitamine ed elementi minerali preziosi e la sua digestione, detossificazione ed eliminazione impongono una grave richiesta all'intero organismo. [...] Lo zucchero consumato ogni giorno causa una condizione continua di iperacidità e occorrono sempre più minerali, da riserve sempre più profonde nel corpo nel tentativo di correggere lo squilibrio. Infine, per proteggere il sangue, viene tolto così tanto calcio dalle ossa e dai denti che comincia un decadimento e un indebolimento generale.".
(pg. 162)
Di conseguenza, la sua eliminazione dalla nostra dieta rappresenta un passo positivo sia per il benessere fisico che per quello mentale.
Sul mercato esistono diverse alternative migliori dal punto di vista nutritivo e qualitativo (ad esempio: la stevia e il malto).


Il problema, però, è più vasto perché non è sufficiente smettere di zuccherare il caffè del mattino o il thé delle 5 di pomeriggio.
Bisogna fare attenzione anche a tutti gli alimentari da supermercato che molto (troppo) spesso nascondono, insidiosi, il malefico zucchero tra i loro ingredienti. Inoltre "i diversi nomi dati allo zucchero raffinato complicano ancora di più la questione" (il destrosio è uno di questi).
Ergo, bisognerebbe prendere l'abitudine di leggere attentamente gli ingredienti dei prodotti che intendiamo acquistare, ricordando che questi sono elencati sulle etichette in ordine decrescente il base al loro peso.


Questo discorso deve essere ampliato per inglobare tutti gli alimenti di cui ci cibiamo: adottare una dieta più semplice, eliminando tutti i prodotti raffinati, permetterebbe a chiunque di vivere meglio e di essere più in salute, prevenendo l'insorgere di fastidiose patologie e malattie.


Consigliato!

Dettagli:
"Sugar Blues - Il mal di zucchero - Edizione aggiornata e ampliata"
di William Dufty
Editore: Macro Edizioni
Anno: 2005
Pag. 328
Prezzo: 13,50€

martedì 19 maggio 2009

Evviva! Un altro esame a segno!

Ieri ho passato Linguistica Italiana B, con bel 28.
Sono veramente contenta perché, da non frequentante, ho dovuto sudare parecchio per capire alcune tesi sostenute in questo libro:
Detto e non detto - Le forme della comunicazione implicita di Marina Sbisà.
Ho passato giorni e giorni interi (e anche parecchie notti insonni) per cercare di individuare un filo logico dalle parole della studiosa, soprattutto relativamente alle teorie sulla presupposizione di Frege, Russell, Austin, Strawson e compagnia bella.
Lo stress dovuto agli sforzi immani per comprenderlo e il massiccio ricorse a slide, riassunti e saggi pubblicati da altre università, infatti, mi aveva spinto a scrivere queste parole su Anobii, una volta finite le 200 pagine del saggio:
Spero di passare al primo colpo l'esame di linguistica basato su questo testo, così posso finalmente sbarazzarmene. 
Ne ho fin sopra i capelli della comunicazione implicita, dei presupposti e dei sottintesi che accompagnano quanto è comunicato esplicitamente... 
I capitoli sulle presupposizioni, poi, sono scritti in modo troppo complicato e arruffato, obbligandomi a fare ulteriori ricerche per estrapolarne un filo logico. Quelli sulle implicature, invece, sono decisamente più comprensibili. Con i capitoli finali si va (abbastanza) in scioltezza...
E per fortuna è stato così! Esame passato al primo colpo! Ed ora, avanti col successivo..

lunedì 9 febbraio 2009

Il flâneur

"Il flâneur"
di Edmund White

Chi è il flâneur?
E' colui che passeggia nelle città,"sempre senza meta, persino senza scopo... un abbandono passivo al flusso aleatorio delle strade innumerevoli e piene di sorprese."
Il flâneur, dunque, rappresenta un tipo di passeggiatore ormai molto raro; quasi nessuno può permettersi il lusso di gironzolare per una città, solo per il gusto di farlo e senza una meta precisa o un determinato scopo in testa. Anche i turisti, sebbene camminino alla scoperta di una città, sono costantemente pressati dal desiderio di vedere quel monumento o quella chiesa.
Infatti il flâneur "ha per definizione un'enorme quantità di tempo libero, è uno che può uscire la mattina o il pomeriggio per andarsene a zonzo senza meta, dato che un obiettivo specifico o un rigoroso razionamento del tempo sono antetici al vero spirito del flâneur. Un eccesso di etica del lavoro ostacola l'aspirazione a curiosare, a perlustrare, a sposare la folla." E Parigi è il luogo ideale per essere visto da questo bighellone solitario.
"[...] Parigi, terra di novità e di distrazione," è "la grande città del flâneur... quel bighellone senza meta che si perde nella folla, che non ha destinazione e va dovunque il capriccio o la curiosità dirigano i suoi passi."
"A Parigi ogni quartiere è virtualmente bello, allettante e pieno di delizie inaspettate, specialmente quelli che si aprono a ventaglio attorno alla Senna dal primo verso l'ottavo arrodissement. Questa è la Parigi classica, delimitata dall'Arco di Trionfo e dalla Torre Eiffel a ovest, e dalla Bastiglia e dal Panthéon a est. Ogni cosa all'interno di questo magico parallelogramma merita una visita a piedi, a cominciare dalle due isole sul fiume, l'Île del Cité e l'Île Saint-Louis, per poi risalire boulevard Saint-Germain.des-Prés, col suo trio di famosi locali: il ristorante Lipp e i due bar gemelli, il Flore e Les Deux Magots."
Ma quella che Edmund White ci fa scoprire non è la nota Parigi del Louvre, della Tour Eiffel e del Sacré-Coeur; ma è quella dei posticini dimenticati, remoti, medievali e dei luoghi abitati da gente che vive ai margini, come ebrei, neri, gay e arabi, che riservano un loro fascino particolare, sconosciuto ai più.

Grazie mille a Ele che mi ha regalato questo libro, sulla mia amata Parigi!

Stelline:

Dettagli:
"Il flâneur"
di Edmund White
Editore: Guanda
Data di pubblicazione: 2001
Pag. 169
Prezzo: 12,00€

lunedì 26 gennaio 2009

Primo esame della specialistica... ^_^

Buongiorno!
Oggi ho rotto il ghiacco con la mia laurea specialistica, sostenendo il mio primissimo esame in Linguistica Italiana A.
Dopo aver passato una nottataccia, dove ho dormito pochissimo e appena chiudevo gli occhi vedevo scorrere davanti a me gli enunciati performativi ed gli enunciati constatativi, l'impegno di questi giorni è stato ripagato con un 27! ^_^
Questo è il libro che, insieme a saggi di Austin, Grice e Maria-Elisabeth Conte, ho portato come programma.
Bene, dopo questa comunicazione di servizio vado a dormire... che poi bisognerà mettersi sotto per il prossimo esame: informatica per le discipline umanistiche.

"Il potere del discorso"
di Federica Venier

I due temi principali del libro sono la retorica e la pragmatica linguistica.
RETORICA → disciplina che si occupa del discorso persuasivo, del discorso la cui azione è finalizzata alla persuasione.

PRAGMATICA LINGUISTICA → disciplina che si occupa del potere azionale del linguaggio e che spiega come ogni dire possa essere concepito come un fare.

Dunque, partendo dal presupposto che la persuasione può essere intesa come una delle possibili azioni che si possono eseguire con il linguaggio, la retorica può essere considerata come un settore della pragmatica.

In questo libro si cerca di delineare i rapporti che legano la retorica alla pragmatica linguistica.
Lo sguardo dell'autrice è rivolto all'attività linguistica e agli effetti di questa attività e quindi
sul binomio oratore/pubblico o parlante/ascoltatore sul testo come prodotto, a sua volta agente, di questa attività.
Occuparsi della relazioni tra retorica e pragmatica linguistica significa rivolgersi a un particolare filone della retorica, ovvero quello rappresentato da Chaïm Perelman e Lucie Olbrechts-Tyteca e dal loro Trattato dell'argomentazione – La nuova retorica (1958).

La scelta di parlare di retorica è motivata da 2 ragioni:
1. ragioni storiche → tra John Austin, il padre della pragmatica linguistica, e Perelman c'è un fitto intreccio di relazioni:

  • innanzitutto gli anni in cui i due autori operano (gli anni '50): le lezioni che Austin tenne ad Harvard e che costituiscono il nucleo centrale della sua opera più nota, How To Do Things With Words, si svolgono nel 1955; il Trattato dell'argomentazione di Perelman uscì invece nel 1958.
  • le due opere principali dei due autori sono radicate nel pensiero linguistico di Aristotele: la linea di continuità più evidente tra Aristotele, Austin e Perelman è rappresentata dalla considerazione del linguaggio come attività: parlare è una delle tante attività degli esseri umani e, come ogni attività, produce effetti che possono essere studiati e misurati, ma possono anche essere pericolosi. Per cui anche l'attività linguistica deve essere regolata. Ad Aristotele è legato anche Paul Grice che rappresenta l'anello mancante nella costruzione della sovrapponibilità di retorica e pragmatica linguistica.

Tuttavia tra i 4 autori esiste un contrasto di posizioni che permette di classificarli in 2 diversi gruppi:

  1. da una parte Aristotele e Perelman → si occupano esplicitamente di retorica e questo deriva dalla convinzione che esista una scissione tra linguaggio apofantico (cioè il linguaggio che mostra, che afferma) e che può essere giudicato in termini di verità e falsità, e linguaggio non apofantico, tra dimostrazione e argomentazione.
  2. dall'altra Austin e Grice → Austin supererà questa contrapposizione e Grice proporrà una logica della conversazione che dà al discorso la stessa razionalità riservata in altri ambiti ai linguaggi formalizzati.

2. ragioni metodologiche

Quindi, scegliere di accostare retorica, intesa soprattutto come teoria dell'argomentazione, e pragmatica linguistica, rappresenta in primo luogo riproporre l'attualità della retorica sia come disciplina utile alla costruzione di testi sia come disciplina che aiuta a decostruirli.
In secondo luogo, significa dare un quadro delle operazioni compiute dal parlante e dall'ascoltatore.

Da queste considerazioni è nato questo testo che vuole essere una duplice proposta:

  1. da un lato si cercherà di giustificare l'accostamento delle due discipline;
  2. dall'altro si mostrerà come i nodi su cui si articola la retorica (cioè, oratore, discorso e uditorio) possono essere intesi anche come momenti di incontro e confronto con la pragmatica linguistica.

Il libro prevede così 2 parti:

  • una parte storica, dove si presentano Aristotele, Perelman, Austin e Grice e, sullo sfondo, quella parte del pensiero linguistico, rappresentata da Eugenio Coseriu ed Emile Benveniste, che ha favorito la nascita della pragmatica linguistica;
  • la seconda parte è incentrata sull'analisi del parlante, del discorso e dell'ascoltatore o dell'oratore, del discorso e del pubblico che costituisce l'oggetto di analisi delle due discipline.

Inoltre si parla anche del tacere del parlante e dell'oratore, di quanto essi non dicono, cioè dell'implicito e del suo peso comunicativo.
L'efficacia dell'azione comunicativa, infatti, è il risultato di un equilibrio tra detto e non-detto.

Stelline:

Dettagli:
"Il potere del discorso"
di Federica Venier
Editore: Carocci
Data di pubblicazione: 2008
Pag. 128
Prezzo: 14,50€

martedì 28 ottobre 2008

Only love is real


Ho acquistato questo libro di Brian Weiss dietro consiglio della mia cara amica Paola che mi aveva parlato molto di questo psichiatra, esperto di reincarnazione ed ipnosi regressiva. Tutti argomenti nuovi per me e capaci di esercitare su di me un'alta attrattiva.
E sicuramente l'impressione è positiva!

Mi è piaciuto leggere la teoria sul senso della vita secondo Weiss, dato che io sto ancora cercandone una (la proposta cattolica con cui sono stata allevata poco mi convince).
Weiss afferma che la terapia regressiva possa aiutare a lenire i disturbi fisici, psicosomatici ed emotivi. Sfruttando questo metodo, il paziente entra in uno stato di trance che gli permette di compiere un salto nel passato e di ricordare con accurata precisione i momenti significativi della sua infanzia, della vita intrauterina e persino di vite passate, lontane anche millenni. Questi ricordi sarebbero di grande aiuto per curare i disturbi di cui si soffre nella vita presente. "Costituiscono prove dell'attendibilità della rievocazione la specificità e accuratezza dei dettagli ricordati, la profondità dell'emozione manifestata, la risoluzione dei sintomi clinici, la capacità che queste memorie hanno di trasformare la vita." (pg. 48).
Alcuni pazienti, poi, diventano persino portatori dei messaggi dei grandi Maestri: messaggi molto belli, riguardanti la vita e la morte, le dimensioni dello spirito e lo scopo della nostra vita sulla terra.
La storia di Elizabeth e Pedro, poi, ha dell'incredibile e sono rimasta a bocca aperta leggendo i resoconti dettagli delle loro vite passate.
Certo, la speranza è che l'autore non sia uno sporco imbroglione che, facendo leva su questi temi new-age, cerchi di spillare solamente dei soldi. Per ora, gli dò la mia totale fiducia!

Dettagli
"Molte vite, un solo amore"
di Brian Weiss
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 1996
Pag. 211
Prezzo: 8,40€

lunedì 27 ottobre 2008

Avere o essere?

Ho finito il secondo libro della sfida degli innamorati, "Avere o essere?" di Erich Fromm.

Testo del 1976, ma ancora di sconcertante attualità.
Fromm propone una serie di riflessioni importanti sulla società, l'economia, l'uomo e l'ambiente e spinge, ovviamente, ad adottare uno stile di vita imperniato sulla modalità dell'essere per cambaire il nero destino del mondo. Se tutti cambiassero il loro atteggiamento verso la vita dall'avere all'essere, allora questo pianeta potrebbe essere salvato.
Ma, nella realtà, quanto è possibile questa trasformazione? Gli uomini sono veramente disposti a cambiare le loro abitudini ed a sovvertire il sistema sociale? Anche se in ballo c'è la salvezza della Terra e la sopravvivenza della specia umana, la risposta non è così automatica. Ancora oggi, la maggioranza della gente se ne frega altamente dei rischi che corriamo pur di continuare a vivere nel guscio protetto in cui sono rinchiusi da tempo, conducendo esistenze votate al mero consumismo. Esistenze vuote, insignificanti e per nulla appaganti inserite in una società imperniata sulle cose anzichè sulle persone.
Inoltre, nulla sembra possibile contro lo strapotere delle grandi aziende, il menefreghismo delle masse, l'inadeguatezza dei leader politici di quasi tutte le nazioni, la crisi climatica forse irreversibile.

Quello che probabilmente manca al testo - e che mi ha spinto a dargli 3 stelline anzichè 4 - è la mancanza di proposte effettivamente realizzabili per mettere in pratica la modalità dell'essere.

Tra i vari passi veramente interessanti, riporto quello relativo alla manipolazione delle menti messa in atto dalla pubblicità:
"Tutti i metodi di lavaggio del cervello usati dalla propaganda politica e dalla pubblicità industriale devono essere messi al bando.
I metodi in questione sono pericolosi, non solo perché ci inducono ad acquistare cose di cui non abbiamo bisogno e che non desideriamo, ma anche perché ci persuadano a scegliere rappresentanti politici di cui non avremmo bisogno e che non desidereremmo se fossimo nel pieno possesso delle nostre facoltà mentali. In realtà, non siamo affatto padroni delle nostre menti, perchè la propaganda da cui siamo bombardati fa ricorso a metodi ipnotici. E, per combattere questo pericolo via via crescente, dobbiamo impedire l'uso di tutte le forme ipnotizzanti di propaganda, sia per quanto riguarda le merci, sia per quanto riguarda i personaggi politici.
I metodi ipnotici cui si fa ricorso nella propaganda commerciale e politica costituiscono un grave pericolo per l'equilibrio mentale, in particolare per il pensiero chiaro e critico e per l'indipendenza emozionale. [...] i metodi di lavaggio del cervello in uso nella nostra società vanno dai suggerimenti subliminali a espedienti semipnotici come la continua ripetizione o la distrazione del pensiero razionale mediante l'appello sessuale. Il bombardamento operato con metodi puramente suggestivi in campo pubblicitario, soprattutto per quanto riguarda gli spot televisivi e simili, è idiotizzante; è un attacco contro la ragione e il senso della realtà, che eprseguita l'individuo ovunque e in ogni momento [...]. L'effetto particolare di questi metodi suggestivi è di creare un'atmosfera di intontimento, in cui è svegli solo a mezzo, si crede e non si crede, si perde il senso della realtà.
Mettere fine all'inquinamento costituito dalla suggestione di massa avrà, sui consumatori, un effetto sconvolgente non molto dissimile dalla sintomatologia dei drogati nella fase di disintossicazione.
" (pg.204-205).

Stelline:

Dettagli
:
"Avere o essere?"
di Erich Fromm
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 1976
Prezzo: 8,40€

domenica 19 ottobre 2008

Discovering Leo Buscaglia & Bruno Munari

Recentemente ho scoperto due nuovi autori: Leo Buscaglia (scoperto per caso, mentre spulciavo i libri in sconto dalla Mondadori) e Bruno Munari (suggeritomi invece da una mia compagna di basket).

"Vivere, amare, capirsi" è una raccolta di conferenze tenute da Leo Buscaglia, primo docente ad organizzare un corso universitario sull'amore negli Stati Uniti e che è diventato famoso come "Il professore dell'Amore".
Probabilmente, per alcune persone, i concetti sull'amore e sulla vita, espressi da Buscaglia, possono apparire di una banalità terrificante.
Eppure, per quanto possano risultare ovvie, le sue parole riescono a scuotere l'anima. Ad esempio: anche se siamo tutti ben consapevoli che la vita va vissuta pienamente in ogni singolo istante, perchè niente e nessuno ci può assicurare che ci sarà un domani, la maggior parte della gente si trascina nell'apatia, nell'indifferenza, nella tristezza, nell'odio. Le cose vengono rimandate continuamente, quando avremmo la possibilità, invece, di realizzarle subito, in questo momento. Oppure continuiamo imperterriti a lamentarci e ci lasciamo sfuggire la bellezza insita nella realtà e nelle persone che ci circondano.

"Scegliete la via della vita. Scegliete la via dell'amore. Scegliete la via dell'affetto. Scegliete la via della speranza. Scegliete la via delle fede nel domani. Scegliete la via della fiducia. Scegliete la via del bene. Sta a voi. Sta a voi scegliere. Potete anche scegliere la disperazione. Potete anche scegliere l'infelicità. Potete anche scegliere di rendere difficile la vita degli altri. Potete anche scegliere la meschinità. Ma a che scopo? Non ha senso. E' un'autoflagellazione. Vi avverto: se decidete di assumervi la piena responsabilità della vostra vita, dovrete imparare di nuovo a rischiare. Il rischio è la chiave del cambiamento." (pg. 252).

Stelline:

Dettagli:
"Vivere, amare, capirsi "
di Leo Buscaglia
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 1984
Pag. 250
Prezzo: 8,80€


Le mani guardano
Munari spiega l'importanza di non trascurare l'esperienza tattile nell'educazione dei bambini, anche attraverso esempi di laboratori tattili allestiti negli anni '80 in varie città italiane.
"Conoscere il mondo tattilmente, apprezzare le minime differenze, distinguere senza guardare due valori quasi uguali, memorizzare dei dati utili alla comunicazione, arricchisce la personalità.
Conoscere la tecnica e l'uso di quest'altro modo di capire e comunicare, dà sicurezza.
" (pg. 39).

Stelline:

Dettagli:
"I laboratori tattili"
di Bruno Munari
Editore: Edizioni Corraini
Data di pubblicazione: 1985
Pag. 56
Prezzo: 10€

domenica 5 ottobre 2008

Libroterapia

Da regalare a tutte le capre italiane che non leggono mai un libro e non sanno cosa si perdono...

Un piccolo libro sulla grande potenza insita nei libri, accompagnato da belle immagini a tema (impressionate la foto della libreria di Holland House a Londra, rimasta senza tetto a causa di un raid aereo durante la seconda guerra mondiale, dove ancora qualche lettore si aggira tra scaffali e macerie).
I librofili come me apprezzeranno sicuramente le affermazioni dell'autore e le condivideranno in pieno. Coloro che invece non prendono mai in mano un libro possono trovarci diversi interessanti spunti di riflessione e, magari, lo stimolo per ricominciare a leggere, abbandonando un po' la dipendenza dalla televisione che, proponendoci quasi esclusivamente telegiornali infarciti di guerre, massacri e delitti e programmi trashissimi, può persino provocare ansie negli spettatori. "[...] la passività davanti al televisore non fa che avvilire e impigrire l'animo. Solo i libri sanno catturare e curare."

I libri, insomma, sono visti come strumenti curativi, capaci di riconciliare il lettore con la vita e di diminuire l'infelicità quotidiana.
"Leggere è vivere, magari attraverso gli occhi di un altro [...]. In questo modo, si esce per un poco fuori da sé, dimenticando i problemi e gli assilli mondani per calarsi in un altrove sovente straniero e sconosciuto. E questo altrove miracolosamente calma e lenisce." (pg. 8).

Interessante il capitoletto sugli aforismi, che fanno bene all'anima. Posizione che io condivido in toto, in quanto da sempre sono abituata a sottolineare le frasi per me dense di significato sui testi e, poi, trascriverle su un quaderno personale.
Gli aforismi fanno sì che "la persona abbia una sorta di illuminazione, una visione folgorante fino a quel momento nascosta ai suoi occhi, la scoperta di un mondo nuovo grazie al cambiamento di lenti attraverso le quali guardarlo."; essi sono "piccole scosse, illuminazioni zen, punti di meditazione offerti al lettore nel suo libro perché sappia anche guarirsi da solo dai sentimenti terreni che più ci turbano, come dolore, paura, rabbia, tristezza e delusione."(pg. 56).

Quindi, questo libro rappresenta allo stesso tempo un ottimo pretesto e un'attenuante per delle bookaholic come me che, tra una scappata in biblioteca e un giretto in libreria, si trovano costantemente la camera sommersa da libri ^^.
In fondo è meglio essere schiava dei libri che del Librium [che, per inciso, è un ansiolitico] ;)

Stelline:

Dettagli:
"Libroterapia. Un viaggio nel mondo infinito dei libri, perché i libri curano l'anima"
di Miro Silvera
Editore: Salani Editore
Data di pubblicazione: 2007
Prezzo: 10€

domenica 17 agosto 2008

Sull'amore di Paolo Crepet



Buongiorno a tutti.
Inauguro un nuovo blog dove principalmente mi occuperò di libri, una delle mie più grandi passioni.

Ma credo proprio che finirò anche di parlare di questioni personali, musica, basket, ambiente, fotografia.


Inizio con la recensione e il commento a "Sull'amore. Innamoramento, gelosia, eros, abbandono. Il coraggio dei sentimenti" di Paolo Crepet che ho appena finito.

Molto probabilmente se avessi saputo che Paolo Crepet è uno dei frequentatori assidui di quello schifoso salotto italiano che è "Porta a Porta", mi sarei astenuta dall'acquisto del suddetto libro.
Ma non conoscevo questo particolare. Sono entrata in libreria, in un momento di profonda tristezza, angoscia e disperazione. Il libro, in bella mostra, era lì, che mi guardava dagli scaffali quasi volesse dirmi: "si, io posso darti delle risposte ai tuoi problemi, alle tue domande". La mia vulnerabilità e lo sconto del 25% mi hanno portato all'acquisto.

Primo capitolo: alcuni paragrafi avrei potuto scriverli io, tanto rispecchiano il mio stato d'animo di quest'estate: innamorata, con un'idea in testa che non mi abbandona giorno e notte. "[...] addormentarsi con quell'immagine e ritrovarla che aspetta sul cuscino al primo battito di ciglia." (pg. 12). Nel cuore un sentimento importante, profondo che vorrebbe solo esplodere e manifestarsi per rendere felice LUI. Ma nel contempo un'incertezza totale che lui non mi capisca e non ritorni, mi lacera. Il distacco è duro da sopportare, fa soffrire terribilmente, ma, com'è noto, il dolore è inevitabile nell'amore e una piccola e magra consolazione arriva quando leggo questo: "Viene spontaneo chiedersi se non si possa proprio evitare la sofferenza da innamoramento. Si può, a condizione che si voglia evitare di vivere. Pretendere di amare senza star male è come alimentarsi attraverso una flebo: non si muore, non si vive" (pg. 23) e "Il patimento è tendere alla perfezione dell'amore attraverso le imperfezioni della nostra anima" (pg. 24). Speriamo che abbia ragione.

Il secondo capitolo è incentrato sull'eros: la sessualità di coppia e individuale, le fantasie, l'eros platonico, e tante altre sfaccettature del sesso. A mio avviso, troppa carne al fuoco e affrontata in modo troppo superficiale.

Terzo capitolo: la gelosia. Gelosia del passato, dell'ignoto, gelosia del padre nei confronti della figlia o della madre nei confronti del figlio sposato. Anche qui, troppi argomenti messi insieme e toccati solo superficialmente.
Però ho trovato qualche spunto interessante per la mia situazione: Crepet sottolinea come sia importante chiedere a se stessi quali siano le ragioni della propria insicurezza (in questo caso si tratta di insicurezze che strabordano in gelosia opprimente, mentre il mio caso è diverso). Purtroppo mi sono trovata più volte ad essere incerta su me stessa e a non sapere cosa desideravo nella vita e, sbagliando grossolanamente, non mi sono mai soffermata più di tanto per vedere meglio nella mia esistenza e capire i motivi di tali dubbi. Che stupida sono stata! Invece qualche mese fa ho preso il coraggio per andare a fondo: mi sono interrogata sulla natura di tale incertezza ed ho esaminato la mia situazione inserendola in uno sfondo più ampio (in primis i problemi scolastici e lavorativi). Finalmente ho scavato dentro di me e così ho trovato la fiducia in me stessa, ho acquisito certezze sicuramente utili e fondamentali per costruire un rapporto diverso.

Le ultime pagine sono dedicate alla separazione (in particolar modo a quella tra una coppia sposata con figli) e all'importanza della comunicazione nella coppia. Interessante la parte in cui Crepet sostiene che la capacità o l'incapacità di comunicare non sia altro che "il prodotto finale di ciò che una persona ha o non ha avuto durante la propria infanzia." (pg. 222). Se i genitori hanno saputo insegnare ai figli l'alfabeto delle emozioni, non avendo paura o vergogna di manifestare apertamente i propri sentimenti, allora i bambini riusciranno ad esprimersi emotivamente senza particolari problemi. Chi non ha potuto allenarsi in una simile palestra, però, può sviluppare tale capacità con l'amore.

Dettagli
"Sull'amore. Innamoramento, gelosia, eros, abbandono. Il coraggio dei sentimenti"
di Paolo Crepet
Editore: Einaudi
Pg. 231
Data di pubblicazione: 2006
Prezzo: 12,50 €
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