mercoledì 31 marzo 2010

Italiani, per esempio


Un consiglio: leggete questo libro. Davvero. Leggetelo, rileggetelo, parlatene con amici, parenti e sconosciuti, prestatelo, passate parola.

Italiani, per esempio. L'Italia vista dai bambini immigrati è un bellissimo libro di Giuseppe Caliceti, insegnante elementare e organizzatore culturale di Reggio Emilia, in cui sono raccolte le riflessioni dello scrittore sulla scuola italiana e sulla sua esperienza ventennale nelle classi multiculturali della scuola primaria, insieme a un dizionario le cui voci sono state stilate dai bambini di origine straniera e ai racconti di questi bambini immigrati sulla loro vita in Italia.

Nella prima parte, intitolata Con occhi nuovi, viene dipinta la drammatica situazione in cui versa la scuola del nostro Paese, particolarmente penosa per quanto riguarda la scuola primaria. In Italia, nascondendosi dietro l'imperativo categorico del "Bisogna risparmiare. Basta sprechi.", non vengono fatti gli investimenti necessari per l'educazione dei bambini, con evidenti risultati sul livello di educazione e preparazione degli alunni.
Basta ricordare a questo proposito i recenti tagli alle università e scuole voluti dal governo Berlusconi tramite il decreto Gelmini, approvato nell'ottobre 2008.
"Tagliare sulla formazione e sull'educazione dei più giovani è un errore, lo sanno tutti. Vuol dire solo compromettere ulteriormente il loro futuro. E se oggi non conserviamo più nemmeno l'idea che la loro vita, quella di chi verrà dopo di noi, possa migliorare almeno un poco rispetto alla nostra, allora siamo solo dei bastardi."
(pg. 11)
Bambini visti sempre più come numeri, come "soldatini" da "addestrare". Un approccio completamente sbagliato che, come nota Caliceti, non contraddistingue solamente i politici, ma anche diversi insegnanti.
Bisognerebbe invece adottare una mentalità diversa e capire come non si tratti banalmente di inculcare loro concetti e nozioni, ma come sia fondamentale osservarli, ascoltarli di più e guardarli "come portatori di una cultura a tratti diversa dalla nostra ma altrettanto importante: quella, semplicemente, dei bambini in quanto bambini. Può esserci utile. Può aiutare sia noi che loro a stare meglio al mondo. Può aiutarci a vivere tutti meglio, in un mondo migliore." (pg. 15).

Segue il fantastico dizionario creato dai bambini immigrati che parte dalla A di abbronzato e finisce con la Z di zucca. Un dizionario divertente, spiritoso, commuovente, triste.
Le definizioni non sono state sistemate in vista della pubblicazione del libro, ma sono rimaste inalterate con i loro errori di sintassi e le loro frasi sgrammatiche, così come sono sgorgate liberamente dallo sciame di pensieri dei piccoli studenti.
Ecco alcune voci che mi sono piaciute particolarmente:
BELLA. Io non dico che non è bella, dico solo che l'Italia forse è uno dei paesi più belli del mondo, ma se gli italiani capissero di non inquinare l'ambiente e di non togliere ai figli la natura potrebbe diventare ancora più bella. (Ada, 11 anni, Camerun).
CORAGGIO. Coraggioso come una tigre bianca in inverno. Coraggioso come un leone in un campo di grano. Coraggioso come uno che scala un grattacielo. Coraggioso come un angelo nel cielo. Coraggioso come un innamorato. (Biko, 10 anni, Congo).
FELICITÀ 2. Quando sono felice sto come una margherita in un campo di margherite in un giorno assolato di primavera. Quando sono felice sto come un paese che dalla morte è stato liberato. Quando sono felice sto come un albero pieno di foglie, come un uccello che vola in mezzo al cielo azzurro e guarda in basso e vede dei bambini che si rincorrono felici insegendo un aquilone. Quando sono felice sto come un fiore appena sbocciato in mezzo a un giardino appena innaffiato in un giorno di primavera.( Lili, 10 anni, Cina).

ITALIA POLITICA. In Italia ci sono due re: un re è Berlusconi, l'altro re è il Papa. Berlusconi comanda l'Italia, il Papa comanda gli italiani. (Lili, 9 anni, Cina).

LEGA NORD. Loro sono persone italiane che il capo è un italiano. Lui alla tv parla un po' male perché è malato, ha la faccia storta. Loro vogliono mandare via dall'Italia tutti gli uomini, le donne e i bambini non italiani. Oppure anche quelli come me che sono nata in Italia ma i miei genitori e dei miei fratelli e sorelle grandi no. Loro sono contro tutti tranne loro. Loro si chiamano Lega Nord e sono contro il Sud, l'Ovest e l'Est. (Naima, 11 anni, Marocco).

PARTIRE. Una cosa che per me tutti in Italia devono sapere, perché qualche italiano non è mai partito da casa sua, è questa: quando un bambino o una bambina nascono in un posto e poi devono partire per andare a vivere in un altro paese come è capitato a me, questo è molto, molto faticoso. Se io potevo, non partivo. Se uno può, nessuno parte. Perché tutti al mondo volessero nascere e morire nella terra dove sono nati. (Isham, 8 anni, Marocco).
Il libro termina con delle mini-storie italiane di bambini stranieri, raccontate da Caliceti in persona e da alcuni piccoli immigrati.
Emerge il fatto che, anche alle elementari, molti di questi bambini di origine straniera sono vittime di generalizzazioni da parte di alcuni compagni e di maestri e maestre, alimentando quel clima sospettoso e intollerante che, purtroppo, domina nella nostra penisola (e i risultati delle elezioni regionali di quest'anno confermano questa tendenza). Questo perché gli immigrati sono visti "come minaccia all'identità culturale e un problema di ordine pubblico e non come una risorsa e un'occasione di crescita".
"O si riesce a vedere nell'altro e nella sua diversità anche una persona e un'opportunità di crescita collettiva e personale, o si vede in lui solo un numero, un nome, un problema, una minaccia."
(pg. 200)
Ringraziamo per tutto questo anche quei partiti e movimenti che "tendono a fomentare a fini elettorali la paura, il sospetto, l'odio, una forma di razzismo latenti in ognuno di noi" e che con i loro slogan da stadio e discorsi da bar rimpolpano il quadro delle ovvietà, dei luoghi comuni e dei pregiudizi che circondano i "non-italiani".


Stelline: 5

Dettagli:
"Italiani, per esempio. L'Italia vista dai bambini immigrati"
di Giuseppe Caliceti
Editore: Feltrinelli
Anno: febbraio 2010
Pag. 237
Prezzo: 14€

giovedì 25 marzo 2010

RBG protagonista de “Il Cantiere di Radio3”



Non credo di averne mai parlato prima d'ora sul blog. E forse è il momento di farlo!
Da fine ottobre 2009 svolgo il tirocinio previsto nel mio percorso di studi presso la web-radio della mia Università: RBG!
Qui faccio attività diverse: speaker & regista per le rubriche Rock Spotlight e Enjoy The Weekend e per la trasmissione Una vita da lettore; creo le repliche che vanno in onda nel fine settimana e i podcast così che chiunque possa sentire quando preferisce le puntate; scrivo articoli per arrichire i contenuti del sito.
E' un bell'ambiente, mi trovo bene, ho trovato delle belle persone e, soprattutto, mi piace molto quello che faccio.
Vi propongo un articolo che ho scritto per il sito della radio riguardo alla partecipazione della nostra radio a Cantiere Radio 3. Per scoprire di cosa si tratta, proseguite con la lettura!

Il Cantiere di Radio3 è stato creato come una sfida lanciata agli studenti delle radio universitarie, delle scuole di giornalismo e delle facoltà di scienze della comunicazione e concretizzatosi materialmente il 16 gennaio 2010 come programma radiofonico, in onda ogni sabato dalle 19.00 alle 19.45.
Il carattere innovativo del programma consiste nella possibilità data ai giovani di esprimersi liberamente per raccontare le loro storie, le loro esperienze, i loro viaggi e le loro opinioni sull'Italia degli anni Dieci del XXI secolo, con il loro linguaggio fresco ed energico, seguendo il loro estro creativo.
E RBG - che, per chi ancora non lo sapesse, è la web-radio dell'Università degli Studi di Bergamo nata all’interno delle attività del CAV (Centro Arti Visive) - non si è lasciata sfuggire questa occasione ed è stata selezionata tra i numerosi aspiranti partecipanti per far sentire la sua voce con "Un'Italia a forma di stivale", una puntata dove ai microfoni, tra una statistica e un brano musicale, si susseguono le voci di ragazzi italiani residenti sia in Italia che all'estero e di ragazzi stranieri trasferitisi nel nostro Paese che "confessano" tutto quello che pensano del nostro bel Paese, sotto la conduzione degli storici rbgini Tiffany Pesenti, Mattia Brena, Rachele Paratico e Alessandro Borgogno.
Quindi prendete nota di questo imperdibile appuntamento, aprite bene le orecchie e sintonizzatevi sulle frequenze di Radio3 perché alle ore 19 di sabato 27 marzo RBG invederà le frequenze della terza rete di Stato!

martedì 23 marzo 2010

Festival della fotografia etica

Wordless children © Luca Catalano Gonzaga

"Al fotografo il compito di individuare una sua realtà, alla macchina quello di registrarla nella sua totalità."
Ugo Mulas

Sabato scorso sono andata a Lodi per visitare le mostre fotografiche del Festival della Fotografia Etica, iniziativa nata grazie al Gruppo Fotografico Progetto Immagine in collaborazione il Comune di Lodi, la Provincia di Lodi.
Purtroppo non ho avuto modo di partecipare alle videoproiezioni e ai dibattiti organizzati durante le quattro giornate del festival, tenutosi da giovedì 11 a domenica 14 marzo a Lodi.
Si è trattato del primo evento completamente dedicato all'approfondimento della relazione tra etica, comunicazione e fotografia. La manifestazione, infatti, si è posta come fine quello di avvicinare le persone a contenuti eticamente importanti attraverso l'uso della fotografia come strumento di comunicazione e conoscenza.
E, anche se non ho potuto assistire a nessun incontro o dibattito, credo che gli organizzatori del festival abbiano centrato pienamente l'obiettivo.
Le tre mostre allestite a Lodi mi sono piaciute moltissimo: gli scatti erano indubbiamente molto belle dal punto di vista estetico, ma colpivano anche nel profondo del cuore e facevano riflettere su alcune crude realtà del nostro mondo, purtroppo lontane dai riflettori dei mezzi di comunicazione, ma che non per questo devono finire nel dimenticatoio della memoria collettiva.
  • Worldless Children di Luca Catalano Gonzaga (vincitore del Grand Prix CARE du Reportage Humanitaire 2009), allestita presso la sede del Gruppo Fotografico Progetto Immagine di Lodi, indagava la dura condizione del lavoro minorile in Nepal dove oltre il 40% dei bambini di età compresa tra i 5 e i 14 anni lavora in vari settori dell’economia tra cui quello della fabbricazione dei mattoni. Gli occhioni spenti di quei bambini a cui viene sottratta la spensieratezza dell'infanzia scatenavano un turbinio di emozioni, dalla tristezza alla rabbia per il senso di impotenza che si prova di fronte a questa grande ingiustizia
  • le stupende fotografie in bianco e nero de Il costo umano di una catastrofe nucleare di Robert Knoth, allestita presso la ex Chiesa di San Cristoforo, mostravano le conseguenze ambientali, economiche e sociali delle contaminazioni causate da incidenti nucleari in quattro aree del ex Unione Sovietica, attraverso storie di vita quotidiana, ritratti, zone abbandonate dall’uomo
  • Colombia, voci nascoste, allestita presso la ex Chiesa dell’Angelo, illustrava, attraverso i forti e vivaci colori degli scatti di Francesco Zizola, la drammatica situazione umanitaria in Colombia dove la violenza sessuale rappresenta una profonda piaga per la popolazione femminile e dove persistono gravi problemi al miglioramento della salute pubblica
Le tre mostre riuscivano perfettamente a illustrare, attraverso il linguaggio eterno e onnipotente della fotografia, queste tragiche situazioni di Paesi in cui i diritti basilari dei cittadini sono lesi in modi diversi, allo scopo di sensibilizzare e di scuotere l'opinione pubblica.
O almeno con me ci sono riusciti alla grande!

Spero che l'iniziativa si ripeta anche in futuro perché si tratta di un festival molto interessante, innovativo e unico in Italia.

lunedì 22 marzo 2010

RAI per una notte


Volevano metterli a tacere. Ma ormai il livello di indignazione è tale da aver coinvolto sia i diretti interessati colpiti dalla censura pre-elettorale sia quei cittadini ormai stanchi dell'invadenza scandalosa dei partiti politici nel mondo dell'informazione, che ha raggiunto il culmine con il telebavaglio imposto ai programmi d'informazione RAI. Ed ora, eccoli qui, con il fuoco negli occhi e grinta da vendere, pronti a fare scintille. Questa volta l'oscurantismo e l'ostracismo non avranno la meglio.
Santoro l'aveva dichiarato sui quotidiani, alle radio e anche durante la manifestazione di protesta davanti agli studi della RAI di via Teulada del 2 marzo scorso: "Norma illegittima. Farò una puntata il 25, sul Web." E la promessa è stata mantenuta.

Infatti l'appuntamento con l'informazione libera è fissato per giovedì 25 marzo alle ore 21 al Paladozza di Bologna.
La Federazione Nazionale della Stampa Italiana ha deciso di organizzare RAI per una notte, uno sciopero bianco per la difesa della libertà di stampa e dell’informazione.
"Rai per una notte sarà una manifestazione – trasmissione condotta da Michele Santoro con la partecipazione di Giovanni Floris, Daniele Luttazzi, Marco Travaglio, Vauro, la squadra di Annozero e molti altri ospiti del mondo del giornalismo e dello spettacolo."
Per chi non avesse la possibilità di raggiungere il capoluogo emiliano ci sono a disposizione altri mezzi di comunicazione che permetteranno di seguire l'evento in diretta e di esserne partecipi almeno virtualmente (segnalo solamente i ritrovi per la mia regione, la Lombardia, perché elencare tutto per le 21 regione italiane sarebbe noioso ed eccessivo; quindi se leggete questo post e non siete residenti in Lombardia non arrabbiatevi, ma date un'occhiata al sito di RAI per una notte):
  • in piazza: a Milano sarà allestito un maxischermo alle Colonne di S. Lorenzo in Corso di Porta Ticinese e sono organizzate delle visioni "di gruppo" presso Le Portrait Brasserie in via Zumbini 6 e alla Libreria del Mondo Offeso in Corso di Giuseppe Garibaldi 50; a Bergamo l'appuntamento è al Caffè Letterario in via San Bernardino 53 e a Lodi presso il Circolo ARCI Ghezzi in Via Maddalena 28;
  • in televisione: vi devo rimandare alla pagina del sito perché questa sezione è ancora in allestimento. Però se avete Sky sappiate già da ora che Current (Sky 130) trasmetterà questa speciale puntata di Annozero, come confermato dallo stesso Al Gore, fondatore di questo network televisivo: "Current racconta le storie che altri non raccontano. Ecco perché siamo orgogliosi di diffondere un importante programma d’informazione come Annozero, specie nel momento in cui altri canali non lo fanno. Current è votata all’indipendenza e al racconto fattuale. Continueremo a lavorare con il nostro pubblico e con la community creativa italiana nel proporre e produrre le più importanti storie del giorno";
  • alla radio: in Lombardia la diretta verrà trasmessa su Radio Popolare e Radio Bruno;
  • su Internet: ecco solamente alcuni nomi, tra i più noti: La Repubblica, L'Unità, L'Antefatto, Blogosfere e Metilparaben.
Vi lascio con due video.
Nel primo Michele Santoro ospite della Dandini a Parla con me.
Nel secondo Marco Travaglio alla conferenza stampa di RAI per una notte.

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venerdì 19 marzo 2010

La tecnica del pomodoro

Si tratta di un e-book scaricabile gratuitamente a questo indirizzo, disponibile sia in lingua inglese che in italiano, di cui sono venuta a conoscenza grazie a La Kore.

Io sono particolarmente appassionata di blog, siti e libri sulla crescita personale, sul miglioramento della propria vita (sotto qualsiasi aspetto) e, soprattutto, che presentano metodi efficaci per incrementare la qualità dello studio e del lavoro.
La tecnica del pomodoro (o the Pomodoro Technique in ammeregano), ideata da Francesco Cirillo, consiste in un semplice sistema volto a migliorare la produttività sia nello studio che al lavoro, a ridurre la sensazione di ansia verso lo scorrere del tempo, ad aumentare la focalizzazione e la concentrazione riducendo le interruzioni, ed a incrementare e mantenere il livello di motivazione.
Il metodo proposto è piuttosto semplice ed essenzialmente consiste nell'utilizzare un timer (magari a forma di pomodoro, da cui il nome della tecnica!) caricato su 25 minuti durante i quali dobbiamo sforzarci di concentrarci sul nostro lavoro/studio. 25 minuti di puro lavoro, al termine dei quali si fa una breve pausa di 3/5 minuti per rilassare la mente e ricaricare le pile. Terminata la pausa, si ricarica il timer su 25 minuti e si prosegue in questo modo, fino al completamento dell'attività che ci siamo prefissati di realizzare.
La faccenda, come potete vedere è piuttosto semplice nei suoi tratti fondamentali, ma nella quarantina di pagine che compongono il libro elettronico vengono spiegati anche altri dettagli che rendono la tecnica ancor più interessante e stimolante.
Ad esempio, come gestire le interruzioni interne (ovvero quelle che dipendono da noi) e quelle esterne (una telefonata improvvisa da parte di un amico, un'email del capo, ecc) che possono frapporsi tra noi e il nostro obiettivo di svolgere 25 minuti di lavoro. E non pensate che sia così facile saper gestire le distrazioni che provengono sia dal mondo esterno che dalla nostra mente in continuo movimento. Riuscire a lavorare o studiare ininterrottamente per 25 minuti è una vera impresa!

martedì 2 marzo 2010

L'ultima lezione - La vita spiegata da un uomo che muore


Di una vita non conta la durata, ma l'intensità
Jacques Brel


Credo siano pochi coloro che ancora non conoscono Randy Pausch, docente di informatica presso l'università statunitense Carnegie Mellon di Pittsburgh, Pennsylvania. Se non avete idea di chi sia, è ora di recuperare!
Nel 2006, all'età di 46 anni, gli è stato diagnosticato un cancro del pancreas metastatizzato, ulteriormente peggiorato con il tempo fino a quando, nell'agosto 2007, i medici gli diedero tra i tre e i sei mesi di discreta salute. Un giudizio senza appello di fronte al quale, molto probabilmente, ognuno di noi si sentirebbe travolto da un dolore senza nome. Il mondo crollerebbe in mille pezzi.
Ovviamente anche l'esistenza di Randy Pausch è stata sconvolta da questa sentenza di morte, ma anziché passare gli ultimi mesi di vita a disperarsi, piangere o a farsi compatire, l'informatico americano ha reagito con ammirevole forza e coraggio, realizzando un fantastico video, cliccatissimo su YouTube, intitolato "Last Lecture: Really Achieving Your Childhood Dreams" (ovvero "L'ultima lezione: realizzate i vostri sogni d'infanzia) che ha commosso e ispirato migliaia di persone in tutto il mondo.

Da questa lezione tenutasi nel settembre 2007 presso la Carnegie Mellon University è stato tratto anche un libro dal titolo L'ultima lezione - La vita spiegata da un uomo che muore, edito in Italia da Rizzoli.
Si tratta di un discorso sulla gioia di vivere e su quanto Pausch apprezzasse la vita. Dalle sue parole emerge un uomo che, nonostante la consapevolezza del poco tempo rimasto a sua disposizione, è riuscito a conservare l'entusiasmo fino all'ultimo e a dimostrarsi grato per essere riuscito a realizzare molti dei sogni che aveva fatto da bambino e riconoscente anche verso quei sogni che ha cercato di esaudire senza successo, perché anche questi lo hanno aiutato a crescere.
Sono tante le lezioni di cui ci fa dono Pausch; molte possono sembrare banali e scontate, ma in realtà si tratta di aspetti della vita a cui spesso non attribuiamo la giusta importanza, come quella che dovremmo dare al tempo. Purtroppo il tempo non è infinito, anche se spesso cadiamo nell'errore di ritenerlo tale. Pausch ci consiglia di imparare a gestirlo e ad amministrarlo con oculatezza.
"Il tempo è tutto quello che avete. E potreste scoprire un giorno di averne meno di quanto pensavate."
E ancora: trattate gli oggetti come tali e liberatevi dalla schiavitù della moda, che ha vita breve e cerca di impressionare solo in modo superficiale.
"La moda, fra l'altro, è puro commercio mascherato da frivolezza. [...] Il fatto che la moda passi e poi ritorni sulla base esclusiva di quello che poche persone da qualche parte pensano di poter vendere, beh, per me è da pazzi."
Pausch infonde coraggio a tutti noi, spronandoci a prendere in mano le nostre vite e a plasmarla secondo i nostri desideri, senza mai indietreggiare di fronte alle difficoltà perché "i muri esistono per una ragione. Non certo per allontanarci, ma per darci la possibilità di dimostrare quanto davvero desideriamo qualcosa."

Grazie Randy per questa stupenda e intensa lezione.

RIP

Stelline: 4

Dettagli:
"L'ultima lezione - La vita spiegata da un uomo che muore"
di Randy Pausch e Jeffrey Zaslow
Editore: Rizzoli
Anno: 2008
Pag. 231
Prezzo: 9€

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