sabato 18 febbraio 2012

I link della settimana #3


Di corsissima!
Non è un caso se io stravedo per Londra, l'unico amore eterno di cui sarò sempre sicura al 100% (beh, a dire la verità, anche il mio amore per il Giappone è altrettanto incrollabile... sono poligama!). E in questi giorni si è aggiunto un altro motivo per adorarla: l'iniziativa Save our cyclists lanciata dal quotidiano britannico The Times, scoperta grazie a Giuseppe Civati.
Ecco gli 8 punti fondamentali della proposta, riadattati per l'Italia:
  1. Gli autoarticolati che entrano in un centro urbano devono, per legge, essere dotati di sensori, allarmi sonori che segnalino la svolta, specchi supplementari e barre di sicurezza che evitino ai ciclisti di finire sotto le ruote
  2. I 500 incroci più pericolosi del paese devono essere individuati, ripensati e dotati di semafori preferenziali per i ciclisti e di specchi che permettano ai camionisti di vedere eventuali ciclisti presenti sul lato
  3. Dovrà essere condotta un’indagine nazionale per determinare quante persone vanno in bicicletta in Italia e quanti ciclisti vengono uccisi o feriti
  4. Il 2% del budget dell’Anas dovrà essere destinato alla creazione di piste ciclabili di nuova generazione
  5. La formazione di ciclisti e autisti deve essere migliorata e la sicurezza dei ciclisti deve diventare una parte fondamentale dei test di guida
  6. 30 km/h deve essere il limite di velocità massima nelle aree residenziali sprovviste di piste ciclabili
  7. I privati devono essere invitati a sponsorizzare la creazione di piste ciclabili e superstrade ciclabili prendendo ad esempio lo schema di noleggio bici londinese sponsorizzato dalla Barclays
  8. Ogni città deve nominare un commissario alla ciclabilità per promuovere le riforme.  
Salviamo i ciclisti anche in Italia?
Qualche amministratore italiano vuole impegnarsi a diffondere un po' di cultura su due ruote?
Per discuterne più a fondo si può diventare fan della fanpage dedicata oppure mandare un cinguettio con l'hashtag #salvaiciclisti.

Frequentando ogni giorno le stazioni dei treni, sono costretta a sorbirmi quegli inutili televisori che sparano no-stop la loro altrettanta inutile pubblicità. Mesi fa ero esasperata dallo spot di un profumo di Laura Biagiotti con il ragazzo che urlava "Veneziaaaa!" (ebbasta, ricorrirla 'sta Venezia invece di startene affacciato al balcone!).
In questi giorni, invece, sto facendo indigestione del commercial della Sisal con quel branco di italioti sorridenti che si affidano alla schedina per costruire il loro futuro. Ritratto di "un'Italia immobile, senza soldi e senza speranze" come fa notare Giovanna Cosenza.

E per concludere: quanta bellezza non notiamo durante le nostre frenetiche giornate, mentre corriamo indaffarati con un diavolo per capello?
Scoprite cos'è successo a Washington dove un famoso violinista di fama internazionale (per il quale di norma si spendono tanti tanti bigliettoni) ha tenuto un concerto gratuito a beneficio dei frequentatori di una stazione della metropolitana...

sabato 11 febbraio 2012

I link della settimana #2



Ma che brava! Ho già saltato un appuntamento con la mia rubrica appena inaugurata...

Rimedio subito!

Questa settimana vi segnalo Potere, l'editoriale comparso sull'Internazionale n°934 della scorsa settimana. Giovanni De Mauro parla di come Steve Jobs fosse un personaggio controverso e di come la Apple sia finita a far produrre i suoi iPhone e iPad in Cina. Questo editoriale è il preludio di un'inchiesta interessante pubblicata sul New York Times, "I costi umani di un iPad", dove la Apple viene ritratta in modo poco lusinghiero: sembra infatti che la più potente azienda di hi-tech del mondo se ne freghi della condotta dei suoi fornitori in Cina nei confronti degli operai.
Cosa possiamo fare noi? Semplicemente informarci il più possibile e, in base alle nostre conoscenze, fare decisioni d'acquisto oculate. 
"In realtà anche noi, i cosiddetti consumatori, abbiamo un grande potere: quello di scegliere cosa comprare. Ma per poterlo esercitare dobbiamo essere informati. Dobbiamo sapere che dietro ogni telefono, ogni computer, ogni televisore che entra nelle nostre case c’è anche una storia di sofferenze e di sfruttamento. Non sempre, ma più spesso di quanto immaginiamo."

Il 13 febbraio è la Giornata della bellezza sostenibile dedicata ad aumentare la consapevolezza della gente sul rapporto tra prodotti cosmetici e ambiente.
Per tutta la giornata molti saloni di bellezza (centri estetici, di massaggi, parrucchieri) saranno aperti per offrire taglio, piega e trattamenti alla pelle in cambio di un contributo volontario da parte del cliente che sarà interamente devoluto al progetto Impatto Zero® di LifeGate.
Parteciperete? 
E come vi prendete solitamente cura di voi stessi? Siete attenti a cosa vi spalmate addosso oppure ve ne fregate altamente di quello che finisce sulla vostra pelle e negli scarichi?

Infine non perdete la puntata di Presa Diretta di domani, domenica 12 febbraio 2012: si parla di cemento (nel video potete vedere lo spot).
Molto spazio alle incessanti colate di cemento che stanno sommergendo Milano, la città dove lavoro, e in generale tutta la Lombardia, la mia Regione.
So già che questa visione mi renderà molto depressa... 


Buon weekend!

venerdì 3 febbraio 2012

L'inferno di Treblinkla


79 pagine nell'agghiacciante inferno di Treblinka, uno dei tanti campi di concentramenti nazisti. Probabilmente uno dei più mostruosi dove "essere condannati a vivere era molto peggio che essere condannati a morire". Già il nome fa venire i brividi e incute paura. Ma quello che racconta Vasilij Grossman va oltre il concetto di orrore e malvagità.

Qui ebrei, prigionieri politici e zingari vennero deportati con l'inganno, senza alcuna idea della loro triste destinazione.
L'inganno continuava anche al loro arrivo al campo per poi frantumarsi in mille pezzi una volta superato il cancello d'ingresso. Certo non mancavano strani segnali appena scesi alla finta stazione di Treblinka, costruita appositamente dai nazisti per reggere il teatrino: sul piazzale d'arrivo rimanevano a volte giocattoli, pettini e abiti della tradotta precedente; e poi, perché le SS non riuscivano a trattenere dei sorrisetti beffardi?
E tuttavia, queste persone dal destino ormai irrimediabilmente segnato come potevano immaginare fino a che punto si era spinta la malvagità umana?

Senza via di scampo e senza il tempo per realizzare quanto stava accadendo, i prigionieri venivano spinti verso la loro morte: all'interno del campo numero 2 aveva così inizio il processo "per annientare la psiche delle vittime, espressione di una crudeltà priva di logica che annichiliva la coscienza e la volontà."
In poche ore tutti venivano privati dei loro averi, spogliati, rasati a zero, derisi, picchiati, attaccati da pastori tedeschi addestrati a strappare a morsi i genitali, stipati in spazi minuscoli, gasati e buttati in enormi fossi comuni.
Fa gelare il sangue il racconto di come bambini vivi venivano buttati tra le fiamme altissime dei forni o dei ventri delle donne incinte che scoppiavano per l'eccessivo calore.
Fa scuotere la testa increduli sapere della violenza gratuita verso alcuni bambini che, incolonnati verso le camere a gas con genitori, parenti e amici, venivano afferrati da una folle SS e sbattuti con violenza a terra per far spezzare loro la colonna vertebrale.

Nonostante tutti gli orrori raccontati, Grossman riesce comunque a trovare un modo per riscattare la memoria dei milioni di vittime della follia nazista:
Dopo aver tolto a quella gente la casa e la vita, l'hitlerismo avrebbe voluto cancellare anche i loro nomi dalla memoria del mondo. Ma tutte quelle persone, tutti coloro che hanno lasciato questa vita conserveranno in eterno il migliore dei nomi, un nome che la banditaglia dei vari Hitler-Himmler non è riuscita a calpestare: erano uomini. E nei loro epitaffi la storia scriverà: "Qui riposa un essere umano!".
E infine un pensiero su cui è doveroso riflettere:
Che cosa bisogna fare affinché il nazismo, il fascismo, l'hitlerismo non abbiano a risorgere né al di qua né al di là dell'oceano, mai e poi mai, in secula seculorum? L'idea imperialistica dell'eccellenza di una nazione, di una razza o di chissà che cos'altro ha avuto come conseguenza logica la costruzione da parte dei nazisti di Majdanek, Sobibor, Belzec, Auschwitz, Treblinka. Dobbiamo tenere a mente che di questa guerra il razzismo, il nazismo non serberanno soltanto l'amarezza della sconfitta, ma anche il ricordo fascinoso di quanto sia facile uno sterminio di massa.

Dettagli
"L'inferno di Treblinka"
di Vasilij Grossman
Editore: Adelphi
Data di pubblicazione: 1944
Pag. 79
Prezzo: 6,00€

lunedì 30 gennaio 2012

Propositi per il 2012? Alla buon'ora!

Foto © Newsusacontent

Con la mia proverbiale tempestività, vi propino un post originalissimo da inizio anno: i miei propositi per il 2012. Wowza! Sicuramente non sono interessanti come quelli di Marilyn Monroe (ecco, dopo appena due righe avrete già abbandonato questo post per fiondarvi sul fantastico sito Lists of Note), ma — vabbeh — ora.
Li trovate riassunti anche su 43Things, insieme ai miei progress periodici (scritti in inglese) sull'andamento effettivo di tali propositi.

Siete pronti?!
  1. non comprare libri per tutto il 2012: sì, forse state pensando a un bel "WTF?!" dato questo è un blog dedicato ai libri. Il punto è che nella mia libreria giacciono 128 libri mai letti. 128. E lasciatelo dire a me questa volta: WTF! Sono troppissimi e anche se sono riuscita a piazzarne alcuni a prezzi scontati e tramite scambio (a proposito, se siete interessati date un'occhio alla mia lista) ne rimane ancora una vagonata infinita.

    Quindi per questo 2012 ho deciso di mettere un freno al mio bookaholicismo autorecludendomi in una rehab (immaginaria) per un percorso di disintossicazione lungo 1 anno.
    Innanzitutto sarà fondamentale evitare i luoghi di perdizione (Feltrinelli, FNAC & Co.) per non cadere in tentazione e scongiurare il presentarsi dei classici sintomi da crisi d'astinenza: mani tremanti e incontrollabili che bramano pagine immacolate da sfogliare; sguardo in trance, perso tra gli scaffali; vocina gongolante nello sfogliare quel libro di cucina illustrato in modo eccezionale oppure per aver scovato il libro di quella blogger di cui hai sentito parlare tanto bene; portafoglio che si apre facile facile.
    Vietate anche le bancarelle, le librerie dell'usato e le sterminate librerie online.

    Ovviamente dovrò cercare di rendere meno dolorosa cotanta morigeratezza e questo sarà possibile rifugiandomi nel sacro tempio del libro: la biblioteca! E manco mi avesse letto nel pensiero, la biblioteca di Crema resterà aperta per diversi mesi anche di domenica. Yeehaw!!!
    Infine se proprio non troverò il modo di ottenere un libro senza cui la mia vita perderebbe completamente senso, solo allora sgancierò i soldi per comprarlo. Ma spero questo accada raramente in tutto l'arco del 2012.

    Al momento il trattamento detox funziana alla grande. Nessun nuovo libro acquistato, ma solo scambi fruttuosi con altri Anobiiani: grazie a loro ho tra le mani nuovi libri fantastici (come Bar Sport e Pane e tempesta di Stefano Benni)  e di liberarmi di alcuni volumi indesiderati.
    Senza contare le numerose letture gratis possibili grazie alla biblioteca: Make Up Delight, Colazione da Starbucks e Torta al caramello in paradiso

  2. fotografare in analogico: non ho gettato in discarica la mia fedele D90, sia chiaro! Però voglio provare a capire più fondo il mondo della fotografia e credo che l'uso della pellicola mi possa aiutare in questo, "costringendo" il cervello a pensare più attentamente prima di fare click!

  3. mangiare vegetariano almeno una volta alla settimana: non so se l'ho mai confessato su queste pagine, ma in un passato — nemmeno tanto lontano — sono stata vegetariana. Per due anni. Poi una forza di volontà non proprio inscalfibile, una passione sfrenata per il cibo e la sperimentazione gastronomica, e una mamma poco collaborativa.
    Ho vissuto questo abbandono come una sconfitta e molto spesso mi ritrovo a pensare "quanto vorrei essere abbastanza forte da riprendere l'alimentazione vegetariana". Purtroppo le condizioni che mi hanno portato lontano da quella strada non sono cambiate e andrei incontro a un nuovo fallimento. Ma posso sforzarmi di fare il possibile per fare delle scelte alimentari più oculate: già la mia colazione è quasi sempre vegan (yuppy!) e almeno due giorni alla settimana sono vegetariani!

  4. tenere un diario dei consumi: ora che finalmente ho uno stipendio assicurato (beh, almeno per un anno) e che ci sono dei cambiamenti in atto (ma di questo ve ne parlerò a tempo debito), è il momento di diventare ancora più attenta... ai movimenti di portafoglio!
E quali sono invece le vostre resolution?

venerdì 27 gennaio 2012

I link della settimana #1

Oggi inauguro una nuova rubrica!
Mmmm... No, alt. Questo blog è sempre stato votato all'anarchia totale e non ha mai avuto rubriche. Quindi mi correggo: oggi inauguro la prima rubrica di Quarte di copertina!

Niente di trascedentale, intendiamoci. Si tratta di segnalare i migliori articoli letti durante la settimana secondo il mio indiscutibile giudizio e che credo possano aiutare il mio folto pubblico (LOL) e la sottoscritta a sviluppare maggiore consapevolezza e senso di responsabilità.
Si tratta di una rubrica a cadenza settimanale, pubblicata tendenzialmente il venerdì per lasciarvi il tempo di digerire articoli, foto e video durante il weekend.
Quindi, siore e siori, ecco il primo appuntamento con I link della settimana.

Iniziamo con La felicità non si compra (si vive) del blog Accademia felicità.
Il concetto è semplice, antico come le montagne ma spesso dimenticato: le esperienze vissute con parenti, amici, compagni di vita (ma anche in solitaria, aggiungerei) valgono più di un gioiello di Tiffany's o di un cappotto Max Mara. Lo conferma una ricerca svolta presso la Cornell University (Ithaca, USA) in cui si sostiene che "l’83% della popolazione quando pensa a qualcosa di bello pensa al concerto a cui è andata e alle cene con gli amici piuttosto che a vestiti o gadget che ha acquistato."
In effetti se ripenso ai momenti più felici del passato non mi viene in mente la Barbie-vitino-da-vespa ricevuta a Santa Lucia o gli acquisti in serie all'outlet. Piuttosto sorrido pensando a quando mio papà mi caricava sulle sue spalle per portarmi a letto e mi raccontava le sue storie sull'asinello Giulietto ♥ o mi perdo nella nostalgia che mi assale ripensando al primo indimenticabile concerto degli U2 con Marco.
Ora mi rivolgo a voi: cosa vi rende più felici?

Passiamo al cibo e a una recensione – pubblicata su Il Pasto nudo – di un libro entrato subito nella mia lista dei desideri: “Cioccolato amaro – Il lato oscuro del dolce più seducente” di Carol Off.
Credo che tutti voi siate a conoscenza delle oscure vicende legate alla produzione del cacao, alimento tanto amato quanto conteso. Ma scommetto che pochi di voi si siano presi la briga di andare a fondo. Io in primis. Questo libro ci permetterà di correre ai ripari e di avere un quadro completo sui retroscena del cacao dato che la "Off comincia dagli albori e ci racconta come la storia del cacao sia stata intrisa di ingiustizie e discriminazioni, sfruttamento e criminalità".
In estrema sintesi: W il cioccolato equo&solidale! e pollice basso per le multinazionali schiavizzatrici.

Ecco un'infografica interessante e demoralizzate su quanto territorio italiano è stato mangiato dal cemento negli ultimi 10 anni.
Dati sconfortanti per chi, come la sottoscritta, ha un nodo alla gola quando vede una rete arancio-elettrico in un campo (= nuova colata di cemento in arrivo) o viene preso dallo sconfornto quando attraversa interi quartieri senza l'ombra di un giardino pubblico, di un albero o anche solo di un'aiuola di tulipani.

Infine due video:
  1. il primo racconta di un progetto molto interessante che mi piacerebbe tanto replicare anche nel mio territorio: Tree planting at Whitehead nell'Irlanda del Nord, la zona con meno alberi dell'Europa (e chi l'avrebbe detto? Io no!).
    Piantare tanti alberi
    – possibilmente autoctoni o creare un gruppo di guerrilla gardening per dare ossigeno e rendere meno triste le distese di cemento: un sogno!
  2. il secondo – girato da Nemesi Animale – riguarda le Uova Bruzzese (Una storia di ordinaria sofferenza). Pensavate che gli allevamenti intensivi esistessero solo negli sterminati spazi degli Stati Uniti? Vi sbagliate di grosso. Ecco cosa succede nella "ditta Bruzzese di Olgiate Olona (Varese), una delle principali produttrici di uova della Lombardia, con 200.000 galline ovaiole detenute in condizioni vergognose, in pessime condizioni di vita e d'igiene".
    Cosa possiamo fare per non essere complici? Se proprio non riuscite a vivere senza uova,
    davanti agli scaffali del supermercato ricordatevi la classificazione illustrata nell'immagine e cercate di acquistare sempre e solo uova con codice 0! 
(foto trovata sulla fanpage di LAV Milano)
È antropomorfismo provare a immaginarsi dentro la gabbia di un animale d’allevamento? E antropodiniego non farlo? Una gabbia per galline ovaiole concede in genere a ogni animale una superficie all’incirca di quattro decimetri quadrati: uno spazio grande poco meno di un foglio A4. Le gabbie sono accatastate in pile da tre a nove — il Giappone detiene il record d’altezza per le gabbie di batteria, con pile di diciotto gabbie — in capannoni privi di finestre. Entra mentalmente in un ascensore affollato, un ascensore così affollato che non riesci a girarti senza sbattere (esasperandolo) contro il tuo vicino. Un ascensore così affollato che spesso rimani sollevato a mezz’aria. Il che è una specie di benedizione, perché il pavimento inclinato è fatto di fil di ferro che ti sega i piedi. Dopo un pò quelli che stanno nell’ascensore perderanno la capacità di lavorare nell’interesse del gruppo. Alcuni diventeranno violenti, altri impazziranno. Qualcuno, privato di cibo e speranza, si volgerà al cannibalismo. Non c’è tregua, non c’è sollievo. Non arriverà nessun addetto a riparare l’ascensore. Le porte si apriranno una sola volta, al termine della tua vita, per portarti nell’unico posto peggiore…
da Se niente importa di Jonathan Foer

mercoledì 25 gennaio 2012

Torta al caramello in paradiso


Immagino Elmwood Springs come un piccolo paese immerso in una sterminata campagna coltivata a campi di soia e grano, e punteggiata qua e là da fattorie e da grandi querce. Questa minuscola città si sviluppa lungo un'unica arteria stradale, dove si avvicendano le tipiche case americane costruite con assi di legno bianche, circondate da prati inglesi perfettamente curati e separate le une dalle altre da steccati bianchi.
Ovviamente qui tutti conoscono tutti e lo sport preferito dalla comunità è lo scambio settimanale di gossip sotto i caschi della parrucchiera Tot.

Il personaggio più amato di questa cittadina è Elner Shimfissle, un'ultra novantenne che un po' mi ricorda mia nonna materna*: "una vecchia signora dalla scorza dura, già caduta più volte rovinosamente, e sempre sopravvissuta per raccontarlo. [...] la vecchietta era tosta e sotto diversi aspetti."

Una una mattina, Elner, incurante della sua stazza e della sua età, decide di salire sul suo albero di fichi e... cade pericolosamente all'indietro, perdendo i sensi. Alla notizia della zia ricoverata d'urgenza in ospedale, la nipote Norma  che per tutto il romanzo ha avuto per me le fattezze di Kathy Bates/Evelyn Couch  si fa immediatamente venire un colpo apoplettico e un attacco d'ansia.
Figuratevi la sua reazione quando il dottore le comunica che la povera zietta è deceduta; ma soprattutto quando, presentadosi al suo capezzale, Elner riapre gli occhi, si mette comoda sul lettino e comincia a parlare.
La notizia della morte e risurrezione di Elner rimbalza anche a Elmwood Springs creando prima sconforto e una corsa di solidarietà a sostegno dei familiari di Elner, e poi sbigottimento e felicità: Elner è ancora viva e continuerà a deliziare la vita di tutti gli abitanti del paese, con la sua semplicità, la sua schiettezza e la sua dolcezza!

Ma cosa sarà successo a Elner in quelle ore di assenza dal pianeta Terra? Che si sia trattato solamente di uno dei suoi scherzi da inguaribile giocherellona?
Eppure il medico che l'aveva accolta in ospedale aveva fatto tutti i tentativi possibili per rianimarla e l'elettroencefalogramma piatto non poteva lasciare dubbi sulla sua morte clinica.

Non vi rovinerò il piacere di scoprire quale incredibile viaggio ha compiuto Elner.
Sappiate però che il ritorno di Elner nel mondo dei vivi porterà tanti cambiamenti positivi nella cittadina di Elmwood Springs, risvegliando animi addormentati e infondendo coraggio alle persone rassegnate.


Dulcis in fundo — è proprio il caso di dirlo — a fine libro trovate le ricette dei piatti citati all'interno di Torta al caramello in paradiso: la torta al caramello paradisiaca di Neighbor Dorothy; il pane al mais della signora McWilliams; le uova alla diavola di Louise Franks; la torta Bundt di Irene Goodnight; il fegato con cipolle di zia Elner; lo sformato di fagiolini di Irene Goodnight; il formaggio al peperone di Norma; la torta di noci di zia Elner.

Evviva la gustosa e pesante cucina made in USA!
Ed evviva i libri-coccola per lo spirito come Torta al caramello in paradiso!

oggi la nonna Teresa compie 90 anni! Auguri nonna! Continua così!


Dettagli
"Torta al caramello in paradiso"
di Fannie Flagg
Editore: Sonzogno Editore
Data di pubblicazione: 2007
Pag. 372
Prezzo: 17,50€

martedì 17 gennaio 2012

Almeno 7 motivi per leggere un libro


Traduzione per i non anglofili:
  • batterie a durata infinita
  • le pagine si caricano sempre
  • gestione dei diritti digitali gratuita
  • nessun pericolo di perdere i propri dati
  • immune da virus
  • compatibile con tutti i tipi di mani e di occhi
  • resistente alle vibrazioni e ai colpi - Dai, lancialo contro il muro.
Tratto da The DogHouseDiaries
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