giovedì 21 marzo 2013

Mi fido di te... ma anche no!


Sarà che, da quando ho finito di leggere questa storia, ho una strana sensazione di nausea, sto persino limitando gli acquisti di alimenti fuori casa perché temo che dietro quella panettiera o in quel supermercato si nasconda un Gigi Vianello

Come se non bastasse, appena chiuso il libro, ho cominciato a vedere spuntare una miriade di casi legati alla sofisticazione alimentare: carne equina in ravioli e tortellini Buitoni; batteri fecali nelle torte IKEA; croissant in cattivo stato di conservazione, insudiciati e coperti da escrementi di topo di un'industria dolciaria di Benevento; salsicce ripiene di salmonella vendute in una macelleria di Quinto Vicentino.
Insomma, tanta merda (oppure il signor Vianello la classificherebbe persino come merdaccia?!).

E allora il pollo farcito di cloranfenicolo di produzione cinese (un antibiotico che salvaguarda il pollaio dalle malattie ma che è cancerogeno per l'uomo) e l'aroma di idrocarburo spacciato come tartufo bianco raccontati in "Mi fido di te" non sono solo fantasie; e di Gigi Vianello è pieno lo stivale.
“Il cibo industrializzato punta a sostituire gli alimenti freschi, ricchi di sostanze nutrienti vitali come vitamine, minerali e acidi grassi, con grandi quantità di grassi idrogenati, zuccheri e sali. E sai perché? [...] Per guadagnare montagne di quattrini. Lo sai quanto spendono ogni anno le grandi industrie in additivi chimici per cambiare colore, consistenza, sapore e durata ai loro prodotti? [...] Oltre 20 miliardi di dollari. La qualità del cibo generalmente è scadente, altrimenti non si guadagna”.  
Ma di cosa mi stupisco, poi?
Come se non sapessi già da prima che siamo circondati da persone arroganti, indifferenti, senza scrupoli e senza coscienza.
Individui che riescono sempre a cavarsela, in qualsiasi situazione, grazie alla loro parlantina fluente, alla battuta nel momento giusto e alla loro grande abilità nel fottere il prossimo.

Personaggi che si meritano di essere conciati per le feste, no? Un po' come accade al nostro Gigi Vianello. 
Anche se, ad essere sincera, speravo per lui una fine ben peggiore.

Stelline: 4

Dettagli
"Mi fido di te"
di Francesco Abate e Massimo Carlotto
Editore: Einaudi
Data di pubblicazione: 2007
Pg. 175
Prezzo: 14,00€

domenica 19 agosto 2012

La Stazione Centrale di Milano


"Ma la Centrale rimarrà sempre là, nella sua mutevole immutevolezza a osservare gli arrivi e le partenze e molto altro ancora".

Più che da leggere, questo libro è da guardare.
Anche perché i testi di Massimiliano Finazzer Flory sono intricati, pieni di rocambolesche frasi e infarciti di parole pompose (e inutili) che spingono a chiedersi: "Ma dove vuole arrivare?!"

Molto più interessante la parte sulla storia della meravigliosa Stazione Centrale di Milano.
Nata dal progetto 'In motu vita' dell'architetto Ulisse Stacchini, la costruzione dell'imponente edificio cominciò nel 1925 e terminò nel 1931 con la sua inaugurazione.
Tutto per l'esilarante cifra (per gli standard odierni) di ventimila lire!

C'è da dire che, all'inizio, non venne accolta con favore, al punto da essere definita la tomba del viaggiatore ignoto perché <<invece di richiamarsi alla modernità, al movimento, all'energia e alla dinamicità dei trasporti, la stazione sembrava, ai critici dell'epoca, ancorata a un passato incapace di rapportarsi alle nuove tendenze in campo architettonico.>>

Non biasimiamoli: bisogna sempre lasciare del tempo per abituarsi alle novità che vengono a scuotere la nostra quotidianità e le nostre abitudini.
Ad esempio io avrò bisogno di molto, molto tempo per abituarmi a questo grattacielo dotato di pungiglione dal nome esotico!

Oggi abbiamo una maggiore consapevolezza della bellezza della Stazione di Milano Centrale che non merita di essere solamente il luogo di passaggio di milioni di frettolosi viaggiatori. La prossima volta che ci passerete, ricordatevi di andare oltre al tabellone delle partenze e degli arrivi!
Osservate i due colossali cavalli alati dell'avancorpo della facciata principale che rappresentano il Progresso guidato dalla Volontà e dall'Intelligenza; cercate i medaglioni della galleria delle carrozze e gli affreschi con i panorami delle città italiane; rimirate i mosaici che portano le scritte Commercio, Scienza, Lavoro, Rapidità.
Per quanto mi riguarda, cercherò la prossima volta di guardarla diversamente e ripensando al passato, quando grazie al mio papà ferroviere proprio a Milano Centrale ho potuto vivere una parte della stazione nascosta ai più :)

E se volete farvi un'idea prima di andarci, allora cercate questo libro con le foto di Vincenzo Aragozzini e Giulio Galimberti. Immagini della parte di arrivo dei treni, delle 5 tettoie in ferro che coprono i binari, del contrasto con la monumentalità della costruzione verso piazza Andrea Doria...

Ultima nota: questo libro è stato pubblicato in occasione dell'opera di ammodernamento e di restauro della stazione.
Molti uomini si sono impegnati per riportare a nuovo splendore questa straordinaria opera d'arte urbana: i marmi, gli stucchi, i mosaici sui pavimenti, i dipinti e i lampadari di bronzo disegnati dallo stesso Stacchini sono stati puliti accuratamente; le grandiose volte rinforzate con fibra di carbonio e resine speciali; la Sala Reale accanto al binario 21, i magnifici saloni, le scalinate, le mille decorazioni segrete di questi ambienti sono stati spolverati con minuziosità.
Tuttavia detesto il cambiamento all'entrata della stazione: ora i viaggiatori, per accedere ai binari, sono costretti a passare tra gallerie piene di negozi e bar. Come quando si va in autogrill dove, per prendere un caffè, sei costretto a passare tra gli scaffali pieni di schifezze e di inutilità di vario tipo solo per indurti a comprare!

domenica 8 luglio 2012

Project Ten Books

(manca il libro di Babauta perché è un e-book; e poi, sì, mi trovate anche su Instagram come eleonora_f)

Manca il tempo.
Manca il tempo di leggere quanto e cosa vorrei, di sedermi davanti al portatile e di pensare con calma a una recensione, di fotografare, di seguire i progressi dell'arredamento della casa (ebbene sì, dopo 8 anni insieme c'è una convivenza in arrivo), di studiare fotografia come dovrei, di vedere le mie serie TV preferite, di vedere qualche film, di uscire con gli amici senza sentirmi uno straccio, di realizzare che "Wow, finalmente il weekend!", di godermi l'estate.

Ecco spiegato il silenzio che domina da oltre un mese su questo blog; e che non riesco nemmeno a spezzare con la recensione di un libro, nonostante sia riuscita a portare a termine la lettura alcuni libri in queste ultime settimane (Felicità di Will Ferguson e I newyorkesi di Cathleen Schine)!
No, oggi riesco solo a scrivere del "Project Ten Books" dopo averne letto sul blog La libreria di Nicky.

Ricordate il mio proposito del 2012 di non comprare libri per un anno?
Arrivata a metà 2012 posso dire di essere riuscita (abbastanza) a mantenerlo e di essere ricascata nella trappola del bookshopping compulsivo in rare occasioni, grazie soprattutto alle frequenti visite in libreria, a scambi proficui con altri Anobiiani e a colleghi che, in vista dell'imminente trasloco da San Babila a Maciachini, hanno regalato i loro libri.
Per continuare su questa strada e - anzi! - fare anche meglio ho deciso di partecipare al Project Ten Books lanciato sul gruppo Facebook Youtoubers che parlano di libri.
In cosa consiste? Nel non acquistare libri finché non se ne saranno letti dieci già in nostro possesso.

Ecco la lista dei miei 10:
  1. La lettera d'amore di Cathleen Schine
  2. La ragazza interrotta di Susanna Kaysen
  3. Basta il giusto di Andrea Segré
  4. Se ti abbraccio non avere paura di Fulvio Ervas
  5. Zen Habits Handbook for Life di Leo Babauta
  6. Uomini che odiano le donne di Stieg Larsson
  7. Alice nel paese delle meraviglie di Lewis Carroll
  8. Italiani con valigia di Beppe Severgnini
  9. Fidanzata in coma di Douglas Coupland
  10. Pane e tempesta di Stefano Benni
Ce la farò a rispettare l'impegno preso?
Per saperlo... stay tuned!

martedì 29 maggio 2012

Oltre le porte del tempo


Mi sono piaciuti molto Molte vite, un solo amore e Messaggi dai maestri, mentre questo Oltre le porte del tempo manco un po'!

Un'ammucchiata di storie, sparate una dopo l'altra, senza nemmeno il tempo necessario per metabolizzare e riflettere.
Non sarebbe stato meglio analizzare qualche storia significativa e sviscerarla per filo e per segno?

E invece no!
L'autore ci infila una storia dietro l'altra facendo passare il messaggio che con due/tre sedute al massimo chiunque possa guarire dalle proprie malattie, superare fobie, risolvere ricordi infantili traumatici e ricucire le proprie ferite.
Basta prendere mezzo chilo di trance ipnotica, aggiungere 200 grammi di terapia della regressione, una grattatina di visualizzazione delle vite passate e guarnire con un pizzico di bambino interiore... et voilà!
Tutti i vostri problemi si risolveranno, riuscirete a vederli sotto una nuova prospettiva (cioè si riveleranno essere una gran cazzata), diventerete i nuovi Gandhi del ventunesimo secolo e darete una svolta alla vostra vita!

Con Weiss dite addio a chili di troppo, attacchi d'ansia, odio per un padre che vi ha violentato da bambina, allergie respiratorie, asma, mal di testa cronico...
Bastano poche sedute; ma non scordatevi la Mastercard!

lunedì 28 maggio 2012

I love mini shopping... ma anche no


Ne sono consapevole: manco da tantissimo tempo dal blog e a momenti il mese di maggio se ne andava senza nemmeno un segno di vita.
Ma la vita è così piena in queste settimane che non mi lascia il tempo di fare molto altro rispetto alla solita routine di colazione, viaggio a Milano, lavoro, ritorno a casa e nanna.
Oggi ho recuperato un po' di forze e riesco a scrivervi due parole su un libro terminato oggi pomeriggio, distesa al caldo sole di fine maggio nel tentativo di sviluppare un colorito diverso dal bianco vampiresco.

Sapete quando venite presi da quella frenesia incontenibile di finire un libro... quando smaniate per finire l'esperienza legata a un romanzo... quando non vedete l'ora di arrivare all'ultima pagina e di poter finalmente dire a gran voce: "Finalmente ce l'ho fatta a finire 'sto libro di merda!".

Ecco, io ho provato tutto ciò con I love mini shopping.

Becky è ormai bollata come il personaggio più insopportabile della storia della letteratura mondiale di ogni tempo.
All'inizio ti viene da pensare (o almeno sperare) che con la maternità sia cresciuta; non dico guarita completamente dalla sindrome delle mani bucate, ma che almeno abbia imparato a gestire meglio i viaggi di sola andata delle sue carte di credito.
E invece no! È addirittura più scema di prima! Becky non si evolve mai e non riesce più nemmeno a strapparti un sorriso visto che ricade sempre nei soliti schemi visti nel primo I love shopping e rivisti poi nei libri successivi della saga (I love shopping a NY; I love shopping in bianco; I love shopping con mia sorella).
Anche gli altri personaggi sono sempre uguali da 5 libri a questa parte: Luke pensa sempre al lavoro e non si stacca mai dal suo fastidioso Blackberry e riesce a pensare a qualcosa di diverso dalla Brandon Communications solo per qualche nanosecondo; la madre di Becky è rimasta una scema e il padre un tontolone senza speranza; Janice è ancora la vicina ficcanaso.

Credo che la Kinsella abbia esaurito le cartucce per questa saga e farebbe meglio a porre il sigillo The End a questa serie.
Purtroppo le ultime pagine fanno intendere che la scelleratezza di Becky Bloomwood continuerà a infastidirci, spostandosi sui lidi della West Coast americana.

Voi potreste giustamente dirmi: "Ma chi te l'ha fatto fare di leggerlo tutto se ti faceva così schifo? Bastava appellarsi al terzo diritto di Pennac, il diritto di non finire il libro!".
Voi avete anche ragione, ma ormai è diventata una questione di principio (e di capa tosta).

Stelline: 1

Dettagli
"I love mini shopping"
di Sophie Kinsella
Editore: Mondadori
Data di pubblicazione: 2010
Pg. 377
Prezzo: 19,50€

mercoledì 25 aprile 2012

La dieta Skinny Bitch


Skinny: scarno, molto magro.
Bitch: stronza, bastarda.
Quindi la dieta della stronza magra.
Un titolo che divide: c'è chi lo trova troppo impertinente e antipatico, e chi invece è attratto proprio da questa palese irriverenza.
Io l'ho comprato perché sapevo che non si tratta di un libro pro-anoressia; sotto questo titolo ad effetto, infatti, c'è molto di più di una dieta per perdere i maledetti chili di troppo!
Come dicono le stesse autrici: «Abbiamo pensato a un nome così forte per attirare l'attenzione. Volevamo diffondere il più possibile il nostro messaggio  e abbiamo pensato che così facendo ci saremmo riuscite. Ma noi non siamo delle tipe magrissime che se la tirano, né desideriamo diffondere quest'immagine di donna. Non c'è niente di più brutto di una donna bella e stronza.»

Quindi Rory Freedman e Kim Barnouin non vi spingono a diventare zombie scheletriche che vanno avanti a sedano e grissini, ma vi invitano a riflettere sull'alimentazione vegan e sui suoi pregi non solo per la linea e la salute, ma anche per l'ambiente, la società, il benessere degli animali. 
Data questa premessa, forse sarà più facile prendere alla leggera lo stile "colorito" delle due autrici che non hanno proprio peli sulla lingua! Anzi vi farete qualche risata e forse verrete risvegliate dal torpore del consumatore inconsapevole.
Ecco qualche esempio, giusto per farvi capire il tono:
«Non potete continuare a mangiare la stessa merda e diventare magre.» 
«Lo zucchero è come il crack, e le industrie alimentari sanno che se ne aggiungono ai loro prodotti, tornerete per averne altri.»
«Se credete che la dieta Atkins vi farà dimagrire, dovete essere completamente fuori di testa. Oppure siete delle scrofe ingorde che vogliono credere di poter mangiare cheeseburger tutto il giorno e dimagrire.»
«Se ricevessimo un centesimo per ogni volta che un deficiente ci ha chiesto: "Ma allora da dove prendi le proteine?", saremmo più ricche di Bill Gates.»
Capito l'andazzo?
Pare di sentire Jill Cooper urlare: "Brutti ciccioni, palle di lardo che non siete altro!".
Ma io so che voi siete persone dotate di senso dell'umorismo e saprete andare oltre le parole acide per cogliere il vero messaggio di questo libro.
Ovvero... Go veg!
Ok, ok, non pensate ora che io sia una fanatica animalista; sono solo una giovane donzella che sta intraprendendo il cammino del vegetarianesimo ;)
E spero che questo libro vi spinga a iniziare un percorso di maggiore consapevolezza e a capire che nessuno «dà il diritto a noi - esseri umani - di imprigionare, mutilare, massacrare esseri del tutto innocenti e indifesi. Gli animali non sono oggetti, non sono macchine da sfruttare e smembrare, pezzo dopo pezzo. Gli animali sono esseri senzienti, soffrono, sanguinano, muoiono esattamente come noi: ciononostante, la filiera produttiva della carne (mangimifici, allevamenti, impianti di macellazione e distributori) li riduce a cose.
[...] Ma sofferenza e morte degli animali non sono un male necessario, senza sfruttare e uccidere gli animali si può vivere benissimo, anzi: si vive meglio e in migliore salute! Vegetariani e vegan ne sono la prova vivente.»

Infine, due piccole obiezioni.
  1. Rory e Kim sostengono fortemente che un'alimentazione vegetariana vi donerà tanta salute. Assicurato al 100%!
    Secondo me escludere qualsiasi alimento di origine animale può aiutarvi a essere più in salute e a perdere peso (esistono anche vegetariani in sovrappeso, eh!), ma ritenersi al sicuro da malattie è esagerato.
  2. L'insistenza delle autrici sui prodotti biologici è forse un filino eccessiva.
    Dal mio punto di vista il biologico è un'ottima scelta per chi è attento all'ambiente e desidera seguire uno stile di vita consapevole. Certo, solitamente quello che si trova tra gli scaffali del NaturaSì & Co. costa un po' di più di quelli da supermercato. Ma un motivo (anzi, più di uno) c'è!
    Purtroppo esistono i ladri e i truffatori anche in questo settore, come è stato dimostrato qualche mese fa in Veneto (ricordate l'operazione Gatto con gli Stivali?). Bisogna sempre stare all'erta! Quindi ok alle certificazioni, ma cercate sempre di pensare con la vostra testa; non smettete mai di informarvi e documentarvi.
    Oltre al cibo biologico, vi 
    consiglierei di cercare coltivatori e allevatori nel vostro territorio che, pur senza una certificazione bio, lavorano nel rispetto dell'ambiente. Sono certa che anche dalle vostre parti riuscirete a trovare produttori che lavorano con passione e determinazione senza ricorrere a fertilizzanti, insetticidi, diserbanti e schifezzuole varie.

Dettagli
"La dieta Skinny Bitch"
di Rory Freedman e Kim Barnouin
Editore: TEA
Data di pubblicazione: 2008
Pag. 182
Prezzo: 12,00€

venerdì 20 aprile 2012

I link della settimana #5

How Clean is Our Palm Oil?
View more presentations from WWF
Pare che l'olio di palma non faccia molto bene alla salute. Non sono un medico né un'esperta in nutrizione, ma mi sono imbattuta più volte in articoli su quest'olio vegetale e ne ho sempre letto le peggio cose.
Secondo molte ricerche l'olio in questione è pericoloso per il cuore e le arterie, e aumenterebbe il rischio di contrarre malattie cardiovascolari a causa dei grassi saturi a catena lunga di cui è pieno.
Ma c'è qualcos'altro di negativo legato all'olio di palma e su cui non ci sono dubbi: la palma da olio coltivata soprattutto in Malesia, Birmania e in altri paesi asiatici sta prendendo il posto delle foreste tropicali. Questi ambienti, unici per la loro biodiversità, vengono rasi al suolo per fare posto alle monoculture di palma da olio. Leggete cosa sta succedendo nel Borneo dove le aziende produttrici di olio di palma pagano la gente per uccidere gli orang-utan.
L’olio di palma viene ottenuto da un vero e proprio genocidio in paesi dove le foreste vengono disboscate per far spazio ad immense piantagioni. Esso viene utilizzato massicciamente nell’industria dolciaria, spesso anche in prodotti vegani.
Che siate vegan o meno non importa: l'olio di palma deve essere boicottato! Punto.

Cambiamo argomento e viriamo verso il minimalismo (ma guarda!): conoscete Devis Bonanni (aka Pecora Nera sul Web 2.0)?
Devis è finito sulle pagine del Corriere della Sera (Come essere felici con 200 euro al mese) e nell'etere grazie a un documentario di MTV (Madrenatura: la storia di Devis) per il suo stile di vita molto diverso dalla media: a 26 anni, questo ragazzo friulano riesce a vivere con soli 200€ al mese, coltivando e allevando da solo buona parte del cibo che finisce nel suo piatto, spostandosi senza far ricorso all'automobile e riscaldandosi con la legna dei boschi.
Proprio una pecora nera nel mondo occidentale.
O un pazzo/predicatore non credibile/anarchico/figlio di papà/personaggino neofrancescano/evasore per molti altri (date un'occhiata ai commenti sul sito del Corriere e potrete ricavarne un divertente elenco di etichette).
Sulla Rete si è sviluppato un piccolo dibattito, a partire dalla stessa risposta di Devis sulle pagine del Corriere. Per non farsi trascinare dalla facilità con cui si punta il dito contro chiunque tenti una strada alternativa, vi consiglio di leggere i post di Laura (Pecoranera) e di Alberto (Dalla parte di Devis).
Io non riesco ancora a concepire come si faccia a vivere con soli 200€ al mese, ma allo stesso tempo non mi metto ad aggredire Devis così come invece hanno fatto tanti altri. Come si fa a essere così ciechi di fronte alla lezione che puoi impartirci la storia di Devis? Perchè si deve a tutti i costi scadere in commenti acidi e gratuiti contro una persona solo perché "diverso"?

Voi che ne pensate?
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